Cuoca, marinaia o Lady Stephanie?

All’inizio del terzo mese di lavoro, il capitano, ovvero Gerard, ovvero il mio fidanzato, mi ha detto che sono un’ottima marinaia… e questo modestamente lo sapevo giá.

Lo potete notare dalla rilassatezza che mostro al timone nella foto qui sotto. 😜

Poi però ha aggiunto che come cuoca invece sono piuttosto scarsa, in effetti anche questo lo sapevo già, ma non pensavo di sentirmelo dire da un britannico che stava per mettere la salsa Worcester sulle mie prelibate lasagne!

Devo confessare che mio figlio quando ha saputo del mio nuovo incarico ha commentato “poveri ospiti, moriranno di fame!” Che esagerato. Solo perché sono un po’ pigra e lui è un precisino. Io, lo ammetto, non ho mai amato cucinare, non è tra le mie passioni e non riesco a capire come sia finita qui, non so nemmeno perché abbia accettato questo lavoro che non stavo cercando, anzi avevo intenzione di andare in giro per la Cambogia quando me l’hanno proposto. Invece dopo 44 ore di viaggio, eccomi qui ai Caraibi. Che bizzarro il destino, forse dovevo proprio incontrare Gerard. 

Avevo pensato bastasse essere una mamma italiana per cavarsela egregiamente in cucina, ma ultimamente ho scoperto di essere anche permalosa e patriottica quando si parla di cibo, sentirmi dire da un inglese che i miei piatti non sono all’altezza dei  suoi charter… grrr, che smacco! Abbiamo gusti totalmente opposti, io abitualmente non uso burro, ma le ricette di bordo lo impongono, idem per la panna… la mia cucina è mediterranea e piuttosto “sana”, inoltre da un paio d’anni non mangio carne e formaggi e mi dà un po’ fastidio cucinarli, o meglio assaggiare se sono conditi opportunamente. Ammettiamolo sono un disastro!

Quindi preso atto che cucinare mi stressa, divento nervosa ed antipatica, Gerard ha deciso di assumere una chef, per evitare che questi dissapori culinari mettano a rischio la nostra relazione. Che gesto ammirevole, da vero gentleman!

A me ovviamente va più che bene, adoro stare al timone, sia col sole che col brutto tempo, e fare il turno di notte non mi pesa assolutamente. Mi piace essere attiva in tutte le manovre velistiche… ed ora che ho tempo inizierò anche a pescare!

Poi vediamo un po’…. Che altro mi resta da fare? Dopo una nuotatina per tenermi in forma mi metterò a leggere un buon libro, sorseggiando un Martini al tramonto come una vera Lady. 

Saluti da Lady Stephanie di Caribe.

Ps. Il Martini non mi piace, sono più da vino rosso. 😊

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Chiamiamolo Relax

​Tra la partenza dei precedenti e l’arrivo dei prossimi clienti del charter abbiamo circa 10 giorni di break. L’idea era di andare a rilassarci in qualche isoletta remota… Ma la vita in barca non è tutta rose e fiori, saltano sempre fuori dei lavoretti da fare, la manutenzione è più impegnativa di quella di una casa ed anche più costosa. Inoltre essendo utilizzata per fare business, tutto deve essere sempre  perfetto.

Nel mio piccolo, aiuto cercando di scrostare dalla scafo le alghe e i “denti di cane”, delle specie di patelle aguzze che si attaccano alla carena della barca.

Tutta carica mi accingo ad immergermi, ma la mia maschera si è rotta e non trovo più il boccaglio, frugo tra i materiali da snorkeling, ne provo almeno quattro: una si appanna, una mi blocca la circolazione e mi fa venire immediatamente un segno sulla fronte che sembro Frankenstein, alla fine opto per la meno peggio, dopo tre minuti mi entra l’acqua dal naso, uffa! Siamo all’ancora di fronte alla Grand Anse Beach e la corrente stamattina è forte, gratta che ti gratta cercando di non essere trascinata via, faccio solo metà barca. E niente, zero resistenza, sono una schiappa. Oh non dimentichiamo che il catamarano ha due scafi, quindi i lati diventano quattro, due esterni e due interni. 

Finalmente dopo due mesi, arriva il pacco del DHL con la nuova rete/tappeto elastico.

Io, io… Lo monto io che sembra divertente! Bisogna far passare la cima come in un telaio… conto i buchi della rete diviso per gli anelli… viene 4.8, arrotondo a 5. Quando arrivo alla fine però mi avanzava un pezzo di rete ma non ho più anelli a cui agganciarla… daiiiiii cavolo, devo rifare tutto!

 


‘Spè che sto sudando, mi tuffo e risalgo Eh.. una attimo e arrivo…😋

E adesso una birretta al tramonto non me la toglie nessuno!!

Lavorare su una Charter Boat

In molti mi stanno invidiando perché pubblico immagini da cartolina… ma ora vi racconto nel dettaglio come si svolge il mio attuale lavoro.

Prima dell’arrivo dei clienti, insieme al capitano ho buttato giù un menù giornaliero, secondo le esigenze e/o intolleranze degli ospiti, ma devo essere pronta a variarlo a seconda di ciò si trova al supermercato in fase di approvvigionamento… tenendo conto che siamo ai Caraibi. 

Infatti, come prevedevo, il 24 dicembre l’unico supermercato aperto a St George è stato preso d’assalto. Le verdure e la frutta scarseggiano, il pollo e le uova sono terminate!! Aiuto, tra colazione all’americana e torte varie avevo calcolato di acquistarne un centinaio. Chiedo al tassista se conosce qualche posto segreto, riesco a trovarnene una dozzina – meglio che nulla. Il giorno di Natale ci meritiamo una pausa-spiaggia-ristorantino, in previsione della pulizia barca e preparazione cabine del 26 e 27. Ecco, sembra semplice e veloce pulire uno spazio ridotto, ma è proprio il contrario, si fa una fatica tremenda a lavare il bagnetto ed i pavimenti, non ci si riesce a muovere, per fare i letti poi, c’è una tecnica speciale dato che non ci si può girare intorno, bisogna salirci sopra e sistemare le lenzuola gattonando a ritroso… Una sudata bestiale dato che tutto questo lavoro è svolto ad una temperatura esterna di circa 30 gradi!

Il 28 dicembre arrivano gli ospiti, una famiglia di kite surfers, mamma, papà, e figli di 8, 11 e 13. 

Mi sveglio alle sette per gli ultimi ritocchi e per la preparazione del pranzo, poi sparecchio, sistemo la cucina e mentre Gerard, il capitano, sbriga le pratiche portuali ci prepariamo a lasciare la Marina di Port Louis. Procediamo con le manovre di attracco alla banchina in cui facciamo gasolio (sistemo, lancio, fisso le cime… Ed ora tutto al contrario mollo, ritiro, e avvolgo le cime, ritiro i fender). Ci fermiamo in una baia poco distante, in cui dopo aver gettato l’ancora, mentre i clienti fanno un paio tuffi, io mi rimetto ai fornelli per la cena: rotolo di pollo farcito con feta e pomodorini secchi avvolto nella pancetta (una robina leggera… La ricetta non è mia!), Casseruola di squash yellow (una specie di zucchina locale) al forno con gratin di formaggio, Insalata mista, e per dessert Panna cotta con frutta della passione (non so cosa sia successo ma non si è rappresa, l’abbiamo praticamente bevuta… Vabbè nessuno si è lamentato.. scctt)

Di nuovo sparecchio, lavo i piatti, pulisco la cucina e siamo pronti per salpare perché ci attende una traversata notturna di circa dieci ore, per raggiungere l’isola di Union, nelle Grenadine. I turni al timone sono di due ore, inizia il capitano, io faccio dalle 22 alle 24 e dalle 02 alle 04. Nelle due ore di riposo non riesco ad addormentarmi, ma mentre sono di guardia non ho per niente sonno, ci sono 25 nodi con raffiche a 27, l’andatura è di bolina stretta, tra gli schizzi delle onde e la pioggerella mi becco degli schiaffazzi in faccia che mi tengono sveglia. Sono super concentrata perché so che ad un certo punto devo evitare di finire sopra un relitto sommerso, la rotta impostata automaticamente a volte cambia con le raffiche e le onde. Se sto scrivendo vuol dire che non ci siamo schiantati! 😉

Alle 6 del mattino giungiamo a destinazione, e vai  di nuovo con le manovre di ancoraggio, dopo le quali forse riesco a fare un altro pisolino.

Ore 8,00 mi alzo per preparare la colazione. Sorpresa, sorpresa uno dei bambini ha vomitato sul letto, sulla parete in vinile e sul pavimento che essendo fatto a pannelli ha delle insenature… vi lascio immaginare dove è finito il pollo della sera prima. Ahh che bel risveglio. Mi tappo il naso ed inizio a pulire. Poi preparo la colazione con una certa nausea. 

Ore 10,00  dopo aver riposto tazze e robe varie, la famiglia va a fare kite, ed io che dite, mi riposo? Noo, è già ora di tagliare le verdure per il pranzo…

Eccetera, eccetera – Ripetere per 10 gg. 

Oggi è il secondo giorno, sto scrivendo dal letto della mia cabina, sono solo le 20.22 ma sono stravolta, fortunatamente cenano presto così posso abbandonarmi ad una lunga dormita.

P.S. Il panorama intorno alla barca ovviamente è stupendo. Tra un fornello e l’altro riesco a fare sia foto che tuffi!!

Zenith Ocean Voyages

Leggi anche questo articolo: HOSTESS DI BORDO

Fuori dal tempo

Luogo: Lakey Peak, Hu’u, Isola di Sumbawa, Indonesia

In Indonesia ci son stata già un paio di volte, dopo aver visitato sia Java che Bali decido di visitare un posto meno turistico: un piccolo villaggio sull’isola di Sumbawa.

Il mezzo scelto è un traghetto, la cui partenza è prevista dal porto di Benoa verso le 20,30 o almeno così mi avevano detto. Attendo a tempo indeterminato in un anonimo e freddo stanzone in marmo; la maggior parte dei passeggeri è indonesiana, sono imbacuccati in giubbotti e altri capi invernali, carichi di pacchi e pacchettini legati con lo spago. Ecco poi una decina di turisti occidentali riconoscibili dai pantaloncini corti e dalle infradito; mi aspettano 10 ore di navigazione ma ignoro le condizioni in cui dovrò affrontarle.

Sono seduta comodamente sul fast ferry, che è meglio di quanto immaginavo, i posti sono stile “aereo” con tavolinetto ribaltabile dove viene prontamente servito un pasto, diciamo commestibile; purtroppo però comincio a congelare, l’aria condizionata è tenuta a livelli glaciali per evitare il proliferare di topi e scarafaggi; sì, proprio così! Ora comprendo il perché degli indumenti invernali indossati dai locali!! Passo la notte avvolta in un asciugamano, esausta verso le 8:00 del mattino seguente giungo al porto di Bima.

I proprietari di una decina di “bemo” (furgoncini-taxi locali) si litigano i turisti appena sbarcati, chi riesce ad accaparrarsene 5 ha fatto il guadagno di un mese. Tra la folla di gente che si aggira per il porto, sono una delle pochissime donne; mi accorgo immediatamente che i miei pantaloncini corti sono del tutto fuori luogo: qui non è come nella più turistica ed induista Bali, sono quasi tutti di religione mussulmana e le donne sono coperte dalla testa ai piedi; mi sento osservata e un po’ in imbarazzo, la provvidenza però mi fa incontrare un gruppo di surfisti spagnoli ai quali mi aggrego e con i quali condividerò il resto del mio soggiorno.

A malapena ricordo il nome della destinazione finale: Lakey qualcosa… ma so che non è un paese ma bensì una sperduta località surfistica. Per raggiungerla occorrono circa 3 ore, dobbiamo attraversare l’isola da nord a sud.

Il tragitto è un’esplosione di colori caldi e profumi intensi, i raggi del sole dipingono il paesaggio come fosse un quadro, risaie verdi e rigogliose si alternano a campi aridi ed incolti, attraversiamo un mercato affollato di gente dai volti vissuti e dallo sguardo semplice, ci sorridono e posano per le foto; non posso fare a meno di notare che il mezzo di trasporto più usato è un carretto trainato da un asino.

BIMBA INDO

Una volta giunta al surf-camp scelto dai ragazzi spagnoli mi rendo conto che forse è un po’ troppo spartano, oltretutto il bungalow in paglia che mi hanno proposto è già occupato da una famiglia di robusti scarafaggi; surfisti anche loro?! Dopo 5 minuti rimetto lo zaino in spalla e via, alla ricerca di un alloggio, sempre alla portata delle mie tasche, ma un pochino più confortevole. E’ davvero molto caldo e la stanchezza ha la meglio anche sulla fame, in quel momento di sconforto realizzo che alla mia destra c’è il mare: è di un blu intenso all’orizzonte, poi sfuma con varie tonalità di verde fino a diventare cristallino a pochi metri dalla riva, l’odore dei gelsomini misto al salmastro si impadronisce delle mie narici, mi riempio i polmoni e proseguo la marcia. Sulla spiaggia incantata di finissima sabbia color avorio si affacciano i vari surf-camp, il più caro costa 20 dollari a notte con la prima colazione, ha l’aria condizionata e probabilmente anche una piscina, ma girando lo sguardo mi colpiscono delle casette gialle in muratura, molto originali e di recente costruzione, quasi non oso chiedere, ma quando lo faccio lo stupore è tale che corro subito ad avvisare gli altri. La camera è davvero carina, con bagno attrezzato, ventilatore al soffitto e zanzariera sui letti, quest’ultima indispensabile perché è una zona ad alto rischio malaria; scelgo l’ultima stanza verso il fondo del resort e curiosando qua e là scopro che come vicini ho una famiglia di caprette molto simpatiche, amano le coccole, ma soprattutto amano le mie provviste di cibo…

Dopo due ore di sonno ristoratore prendo la macchina fotografica per immortalare l’azzurro di quel mare, la violenza di quel sole, l’imponenza di quel golfo con la vegetazione fitta fitta, composta da altissime palme ad ago e chissà quali altre specie di piante tropicali, che sono parte integrante del posto. Le “vibrazioni” di quello strano silenzio, rotto soltanto dal frangersi delle onde sul reef mi invadono totalmente. Sono già le cinque del pomeriggio e le ombre iniziano ad allungarsi, poso la macchina fotografica, le immagini di quell’incantevole tramonto per oggi rimarranno solo nella mia testa.

Poco più tardi raggiungo gli spagnoli a cena nell’unico “Warung”, ovvero ristorantino, in fondo alla strada battuta che costeggia la spiaggia: cucina indonesiana niente male e porzioni più che abbondanti. Probabilmente tutti i frequentatori di Lakey Peak sono qui, sono surfisti giovani e meno giovani, fotografi di diverse nazionalità, c’è una bella energia, molti salutano il nostro gruppo, ci danno il benvenuto ed inizia una conversazione piacevole, del tutto priva di qualunque tensione. Gory il fotografo del gruppo degli spagnoli si fa immediatamente notare per il suo modo buffo di esprimersi, non parla inglese, ma a gesti si fa capire bene, senza alcun ritegno mangia e gesticola allo stesso tempo, è davvero un tipo naif.

I giorni si susseguono velocemente anche se i ritmi sembrano paralizzati e scanditi da movimenti lenti, sarà il caldo… mi adatto con estrema facilità.

La mattina da queste parti si svegliano tutti prestissimo, perché le onde migliori si surfano dalle 5:00 fino alle 10:00, poi si alza il vento e anche la marea.

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Passeggio sul reef per fotografare i surfisti che scompaiono tra i tubi formati dalle onde. Guardandoli librare agevolmente sull’acqua mi viene voglia di seguirli, ma non è il posto adatto ad una principiante come me, meglio limitarsi a spiagge con fondali sabbiosi come Kuta Beach a Bali!

Nel camminare sulla passerella di roccia lavica, che affiora quando la marea è bassa, noto che sotto le mie ciabattine di gomma c’è un mondo semi-sommerso fatto di stelle marine scure con tentacoli lunghissimi, coralli rossi, conchiglie di varia foggia e tinta, nonché ricci purpurei dagli aculei acuminati, vedo di quando in quando anche qualche serpentello striato bianco e nero; scopro in seguito essere il velenosissimo Laticauda Colubrina, chiamato comunemente 20 seconds-snake, visti i soli 20 secondi di vita che resterebbero dopo un suo morso, ma fortunatamente è di indole molto tranquilla e la sua apertura mandibolare non gli permette facilmente di mordere noi umani.

BASSA MAREA 2 SUMBAWA

I pomeriggi li passo a fare snorkeling e a passeggiare su quella spiaggia che sembra non finire mai, un giorno avventurandomi più in là del solito scopro un laghetto d’acqua dolce a ridosso del mare, tra le frasche scovo anche una specie di rifugio con delle scritte strane: è un bunker giapponese utilizzato durante la seconda guerra mondiale, chissà magari da qualche parte ci sono anche dei residuati bellici, la curiosità è forte, ma il buonsenso lo è di più. Sono mamma, un po’ randagia ma lo sono, meglio non fare stupidate e pensare a mio figlio: che voglia di sentirlo, ma lì non è facile telefonare, c’è solo un posto collegato alla rete telefonica e la linea cade di continuo, ovviamente di accesso ad internet non se ne parla.

E’ il giorno che precede la mia partenza, verso le nove del mattino una folla fatta di famigliole inizia a riempire la battigia, i bambini si rincorrono, le donne formano capannelli separati e distanti dagli uomini, sembrano fantasmi colorati, non si distinguono le forme femminili, sono sedute in cerchio e discutono sommessamente, quando si accorgono della mia presenza scoppiano a ridere: il mio bikini ovviamente è un po’ troppo succinto! Le guardo e sorrido, capisco che vogliono conoscermi, così più tardi sdraiata in spiaggia vengo avvicinata da un gruppetto sparuto di signore giovani e non, si siedono incuriosite vicino a me e mi fissano, una mi colpisce in modo particolare, ha un viso splendido come quello di Naomi Campbell, è giovanissima ma è già madre di tre bimbi. Non so se sia l’energia di Lakey Peak, ma non è difficile parlare con loro, qualche parola d’inglese e qualche parola d’indonesiano e ci ritroviamo a parlare di bambini, di casa e… di uomini, ridono perché dico cose un po’ audaci per loro, ma interpreto alla perfezione i loro problemi quasi identici ai nostri!

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La luce si fa soffusa, il sole si abbassa sull’ultimo giorno, faccio loro delle foto, i loro occhi si illuminano davanti all’obiettivo, ringraziandomi si allontanano per ritornare al loro villaggio.

E’ sera e manca la corrente in tutta la costa sud, mi ritrovo a cenare sotto un cielo stellato e ad una fantastica luna piena, è settembre e nell’aria si sente l’avvicinarsi della fine di una stagione, diverse persone stanno per lasciare un pezzetto di cuore sull’isola e si preparano per rientrare nei loro paesi natali ricche di energia positiva, accumulata in quel paese così “fuori dal tempo”.

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Come viaggiare barattando il proprio tempo in cambio di vitto e alloggio

 

Partiamo subito col dire che in questo metodo di viaggio non c’è scambio di denaro; non dovrete pagare per essere ospitati e non verrete pagati per le mansioni che dovrete svolgere. Solo in qualche occasione potrete percepire delle mance. Quindi noi che cerchiamo ospitalità/lavoro siamo denominati Volontari, chi invece la offre è denominato host.

I siti, secondo me, migliori per mettere in contatto volontari ed host sono:

workaway.info (usato per l’ultimo viaggione Brasile, Caraibi, California, Hawaii e Australia)

e helpx.net (usato due anni fa per la Nuova Zelanda)

Ma quando deciderete di fare l’iscrizione sceglietene solo uno, perché gli host sono più o meno gli stessi  e rischiereste di inviare doppie richieste.

I primi passi da fare sono curiosare sul sito e vedere dove vorreste andare. Troverete un ricchissimo elenco di paesi, prima divisi per continenti, poi per stati/regioni/provincie etc… E questo è gratis e visibile anche ai non iscritti

Quando avrete deciso la data e la destinazione, potete passare all’iscrizione che è a pagamento (20/25 dollari per 1 o 2 anni a seconda del sito) per creare il vostro profilo, più dettagliato possibile e cominciare a contattare gli host per chiedere se hanno disponibilità nel periodo da voi prescelto.

Di solito rispondono tutti in brevissimo tempo, potete fare tutte le domande che volete, ma spesso non è necessario perché sul profilo sono già elencate tantissime informazioni, già divise in caselle prestabilite, tipo la loro tipologia (casa privata, ostello, ristorante, campeggio, B&B, scuole) gli incarichi e le mansioni che vengono richieste (giardinaggio, manutenzione, aiuto con gli ospiti, lezioni di inglese o altre lingue) le ore di lavoro (che vanno dalle 3 alle 6 h al giorno con 1 o 2 giorni liberi a settimana), il tipo di alloggio che vi daranno (stanza singola, condivisa, tenda, roulotte, cottage… sì mi è capitato di averne uno tutto per me)… ci sarà inoltre scritto se sono vegani, se hanno animali, bambini, se è necessario avere un’auto per spostarsi e tante tantissime cose.

Voi dovrete fare altrettanto, descrivere il più possibile ciò che amate fare e tutte le vostre capacità sia manuali che tecniche, se avete allergie, le lingue che parlate, etc etc

Suggerimento:

Alcuni Host offrono solo alloggio e colazione, altri, 3 o più pasti al giorno. Nei paesi del Sud America o dell’Asia potrete tranquillamente scegliere sistemazioni senza pasti inclusi, perché comunque fare la spesa o mangiare fuori è molto economico; invece per quanto riguarda i paesi più civilizzati o cari (come le Hawaii) cercate di trovare Host che offrano tutti i pasti, (oppure assicuratevi che ci sia nelle vicinanze un mercato e non solo bar i ristoranti).

Leggete bene le recensioni dei volontari che son stati da quell host prima di voi, sia per capire meglio di cosa si tratta che per avere consigli pratici. Potete anche contattarli in privato per avere un riscontro diretto e sincero 😉

Ecco qui un elenco delle mie esperienze:

 

 

Brasile _ Stato di Espirito Santo _ Setibao

Eco Camping e Ristorante, 10 volontari, durante la settimana abbiamo costruito coi pallet e pitturato panche e tavolini, nel week end io ero al bancone bar-pasticceria del ristorante.

 

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Caraibi _ Isola di St Lucia _ View Fort

Bed & Breakfast, unica volontaria, ho aggiornato con foto il loro sito web, sincronizzato un data base di più di 1000 contatti telefonici ed e-mail su pc e tel cellulare (aiutooo) fortunatamente poi mi rilassavo portando al mare i 4 cani … a volte cucinavo (strettamente vegan food)

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Hawaii _ Maui _ Haiku

Piantagione e chiosco frutta in un punto panoramico, 8 volontari, ci alternavamo al chiosco a fare frullati di frutta, crepes, spremere canne da zucchero per fare Sugar Cane Juice (non sapevo nemmeno esistesse) e vendere tutte cose naturali buonissime, oppure in cucina a preparare le torte alla banana e ananas (raccolte nella farm), gli impasti per crepes, essiccare le banane… ah dimenticavo siete capaci di aprire le noci di cocco con la mannaia!??!

 

Australia _ Queensland _ Whitsundays

Catamarano a vela, 2 volontarie ed il capitano, il mio compito era quello di aprire un blog, la pagina facebook ed altri social network, fare video e foto da mettere on line per condividere le nostre avventure, l’altra ragazza (con cui sono diventata super amica, Fedra) aveva il compito di cucinare e pulire. Tutte e due dovevamo inoltre fare le marinaie durante le traversate.

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Nuova Zelanda _ Auckaland

Casa privata, unica volontaria, ho fatto giardinaggio e piantato ortaggi vari… non so se poi sia effettivamente cresciuto qualcosa, ma so come si dice cariola in inglese! wheelbarrow 😛

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Nuova Zelanda _ North Island _ Ahipara

Casa privata con piscina, unica volontaria, ho aiutato la proprietaria (e suo genero) a costruire un pollaio e portavo i cani al mare a passeggiare.

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Nel prossimo articolo vi parlerò delle diverse tipologie di alloggio in cui sono stata ospitata.

Ciao

Stefi 🙂

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Discovering Cabo Verde – Alla scoperta di Capo Verde

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Here I am, just came back from my last 2016’s trip. Before giving you my personal opinion about the island of Sal, I write down some general infos, cause maybe not everyone knows that … The archipelago of Cape Verde consists of ten volcanic origin islands, located in a semicircle in the Atlantic Ocean, facing Senegal. Some islands are green and lush, other arid and deserted, the natural heritage ranges from the long unspoilt beaches to semi-lunar landscapes, from mountain peaks to flourishing valleys, but there are also lively colonial cities such as Praia and Mindelo. The climate is dry and windy, and the temperature is around 22-28 degrees year round. It seems strange to say but it is more or less equidistant from Europe, Brazil and from the United States so that from 2017 on, several airlines company will open new routes, direct flights from Milan last about five hours. The economic and political situation is stable and the country is 98% Roman Catholic; They do not exist endemic or tropical diseases, and hygiene conditions are good. No vaccination is required. Crime in the most tourist islands is almost absent and since lately the sad terrorist incidents that affect most of the world, Cape Verde remains one of the few safe destinations to spend a holiday in the sun, avaoiding to travel too far. Tourism in North African countries is falling dramatically, but here is increasing. I emphasize this because in the island of Sal there are excellent investment opportunities. If you want to explore this topic and / or make an All Inclusive holiday at a super competitive price with inspection (just a couple of hours) on construction sites, please contact me in private ( stexas66@gmail.com)

I personally love the wind, the rocky desert, pristine spaces and the ocean as far as infinity. So you’ll probably already figured out that I really liked this little island.

The island of Sal is just 30 km long and 12 wide, but the only touristic part is in the south, as in the village of Santa Maria, with its 10km white beach coastline. Here you can find an infinite choice of apartments, pousadas and very luxurious 5 star hotels and resorts. In the two main streets of the village different cafes and restaurants with live music offer beer (even at 1 €) or lunch as dish of the day with fish or meat for just 3/4 €, do not miss the tuna steak and caramelized onion burger at the Tam Tam bar, it’s delicious!!

The constant wind makes Sal a Kiters and Windsurfers’ paradise, execially Kite Beach on the South East coast. On the opposite side however, on the southwest coast, from Ponta Preta to the bay of Monte Leao, glassy waves and less wind are suitable for surfers. Obviously you can also enjoy sailing boat tours or diving trips.

To discover the rest of the island I recommend a 4×4 car, honestly I would avoid the quad or the pick up tour … because you have to sit on the open top … with wind, sun and sand in the eyes, the fun is not guaranteed.

The colorful houses of Palmeira and Santa Maria, as you can see by the numerous pictures I took, have been among my favorite photographic subjects, the hanging laundry in the wind is a constant that I could not help but take pictures. Frankly I found the people (even in the poorest neighborhoods) always squeaky clean, well dressed and perfumed … certainly more than me,  when I travel I am very vagabond style! The locals are friendly and smiling, then … let’s face it, both women and men are really beautiful! Perhaps this is why it is full of Italian expats.:)

dav

Eccomi rientrata dall’ultima tappa del 2016. Prima di darvi la mia opinione personale sull’isola di Sal, vi scrivo qualche informazione generica della serie “non tutti sanno che…“  L’arcipelago di Capo Verde è formato da una decina di isole di origine vulcanica disposte a semicerchio nell’Oceano Atlantico, di fronte al Senegal.  Alcune isole sono verdi e lussureggianti, altre aride e desertiche difatti il patrimonio naturale spazia dalle lunghe spiagge incontaminate ai paesaggi quasi lunari, dalle vette montuose alle verdissime vallate, ma non mancano le animate città coloniali come Mindelo e Praia, quest’ultima capitale nell’omonima isola. Il clima è secco e ventilato e la temperatura si aggira intorno ai 22/28 gradi tutto l’anno. Sembra strano a dirsi ma è più o meno equidistante dall’Europa, dal Brasile e dagli Stati Uniti tanto che dal 2017 diverse compagnie aeree apriranno nuove rotte, i voli diretti da Milano durano circa 5 ore. La situazione economica e politica è stabile ed il paese è al 98% di religione cattolica; non esistono malattie endemiche o tropicali, e le condizioni d’igiene sono buone. Non è necessaria nessuna vaccinazione.  La criminalità nelle isole più turistiche è pressoché assente e visti i tristissimi episodi terroristici che colpiscono quasi tutto il mondo, Capo Verde resta una delle poche destinazioni sicure per passare una vacanza al caldo senza andare dall’altra parte del mondo.  Il turismo nei paesi nord africani sta calando drasticamente, qui invece è in aumento. Questo lo sottolineo perché sull’isola di Sal ci sono ottime possibilità d’investimento. Se volete approfondire questo argomento e/o fare una vacanza All Inclusive ad un prezzo super concorrenziale con sopralluogo (giusto un paio d’ore) sui cantieri, contattatemi in privato (stexas66@gmail.com)

Io personalmente amo il vento, il deserto roccioso, gli spazi incontaminati e la vista che si perde all’infinito.  Avrete quindi già capito che a me questa isoletta è piaciuta molto.

L’isola di Sal è lunga 30km e larga 12, ma l’unica parte turistica si trova a sud, ovvero nel paese di Santa Maria, con i suoi 10km di spiaggia bianca. Qui c’è un’infinita possibilità di scelta tra appartamenti, pousade e lussuosissimi hotel e resort a 5 stelle. Nelle due vie principali del paesino si affacciano una sfilza di localini tipici con musica dal vivo in cui bere una birra (anche a 1€) o mangiare il Piatto del Giorno a base di pesce o carne 3/4€, da non perdere l’hamburger di trancio di tonno e cipolla caramellata del Tam Tam bar, ottimo!!

Il vento costante fa di Sal il paradiso dei Kiter e dei Windsurfer che hanno modo di stancarsi per bene da mattina a sera a Kite Beach sulla costa Sud Est. Dalla parte opposta invece, sulla costa sud ovest, esattamente da Ponta Preta fino alla baia di Monte Leao si formano spesso delle belle onde glassy adatte al surf da onda. Ovviamente non manca la possibilità di fare escursioni in barca a vela o uscite per immersioni.

Per visitare il resto dell’isola consiglio di noleggiare un 4×4, visto che di strade asfaltate c’è solo quella centrale, sinceramente eviterei il quad o le escursioni sul pick up… perché vi fan sedere sul cassone… e tra vento, sole e sabbia negli occhi, il divertimento non è garantito.

Le case coloratissime di Palmeira e di Santa Maria, come potete vedere dalla numerose foto, sono state tra i miei soggetti fotografici preferiti, i panni stesi al vento sono una costante che non ho potuto fare a meno di fotografare. Sinceramente ho trovato gli abitanti (anche nei quartieri più povere) sempre pulitissimi, ben vestiti e profumati… di sicuro più di me che quando viaggio son molto randagia! I capoverdiani son cordiali e sorridenti, poi … diciamolo, sia le donne che gli uomini veramente belli! Sarà per questo che è pieno di espatriati italiani. 🙂

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Finally … Gelato Italiano!

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Ho sempre pensato che la creatività italiana unita alle potenzialità economiche del mercato americano siano un’accoppiata vincente, ne è la dimostrazione la gelateria Bobboi, sitauta sul lungo mare di La Jolla, a San Diego – California. Quando la qualità del prodotto offerto è alta, i riscontri del pubblico non possono che essere positivi. La coda all’ingresso è veramente lunga, segno dell’ottimo gelato che viene servito, ed è così tutto il giorno, tutti i giorni. L’attenta ricerca delle materie prime e la freschezza degli ingredienti utilizzati, fanno di questo gelato un’autentico piacere per il palato. Ma non sono mica la sola a dirlo, come potete leggere in questo link della rivista TIME, la gelateria Bobboi è tra i 10 migliori posti in cui mangiare in America.  Ringrazio Andrea, il proprietario, per la calda accoglienza e per la tipica ospitalià sarda che mi è stata riservata, dopo 4 mesi di vagabondaggio cominciavo a sentire un po’ di malinconia isolana!

Stefi

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I always thought that Italian creativity combined with the American economic market potentiality are a perfect match, and Bobboi ice cream shop, located in La Jolla, San Diego – California demonstrates it. When the quality of the product is very high, the audience feedback can only be positive. The queue at the entrance is really long, every day and all day long, which means that this gelato is really great! The careful research of raw materials and the freshness of the ingredients used, make this gelato an authentic pleasure for the palate. But I’m not the only one to say so, as you can read in this TIME magazine link, the Bobboi Natural Gelato is among the 10 best places to eat in America. Thank you Andrea, the owner, for the warm welcome and for the typical Sardinian ospitality that I was given, after 4 months of wandering I was beginning to feel a little bit of island of melancholy!

Stefi

 

 

Laguna Park Hostel – Cabarete

DSC04289[1]This is a wonderful place!
I open like that, because I land here after coulple of bad days, and staff´s warmness and kindness put me back on track quickly. The atmosphere and the air we breathe is very pleasant and relaxing, I feel a good energy … that´s why I’m hanging out between garden and swimming pool for a few days now. The hostel is located in Cabarete, on the north coast of the island, well known kiters, windsurfers and surfers destination. It is an unusual three-story red brick building, similar to a Danish castle, surrounded by palm trees and other tropical plants, just 15 minutes inland walk to the lagoon of the Parque National El Choco. It is run by a young multicultural group, Flora (a French/Globetrotter girl who I met on the flight from Martinique to here), Luis, his Venezuelan boyfriend, Billy from Dominican Rep. and and Kate from New Zealand.
Prices are competitive and vary depending on the different types of rooms (double, 4 or 6 beds), mine is very spacious, has 8 beds, well, 4 large bunk beds, I usually sleep on top because in the one below I feel I cant´t breath properly and you cannot sit upright, but those are very comfortable and well made; the room has a private bathroom, ceiling fan, mosquito nets, personal lockers and power strips (!!), a must since nowaday we always need to recharge our multi electronic devices. Now I share my room only with 2 guys: Mike neighborly New Yorker/Korean engineer and Adrian young German engineer as well, very polite … they both have to put up with my bikinis and panties hanging in the bathroom, because I’m lazy and I don´t wanna go down in the laundry;)
On the ground floor aside of the reception, there is a large lounge room with couches, plasma tv, games, tables, bar and billiards area. The communal kitchen is well equipped and clean; outside a large swimming pool, tables and benches, a relaxation area under a porch and hammocks; all it furnished with taste and creativity. WI-FI is all over the area, from rooms to swimmingpool.
During the day you can relax yourself with the sound of the wind in the branches and the birds singing, on the evening finally some good music: reggae & rock steady with the legendary DJ Luis (Wailer Soul), who on Saturday celebrated his birthday with a fantastic pool party!
What else? If you come over Cabarete this is the ideal accommodation!
Stefi ⭐
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Questo posto é meraviglioso!
Esordisco cosí perché sono approdata qui dopo qualche giorno difficile, e la cordialitá del personale mi ha rimesso in sesto in fretta. L’atmosfera e l’aria che si respira é molto piacevole e rilassante, sento una bella energia… tanto che sto bivaccando tra giardino e piscina ormai da qualche giorno. L’ostello si trova a Cabarete, sulla costa nord dell´isola, meta di kiters, windsurfers ed anche surfisti; é una particolare costruzione a tre piani in mattoni rossi simile ad un castello danese circodata da palme ed altre piante tropicali ad un quarto d’ora di passeggiata verso la laguna del Parque National El Choco. É gestito da un gruppetto di ragazzi di varie nazionalitá, Flora (una ragazza francese/giramondo che ho conosciuto sul volo dalla Martinica a qui), Luis, il suo fidanzato venezuelano, Billy dominicano e Kate neo zelanese.
I prezzi sono ottimi e variano a seconda delle varie tipologie di camera (doppie, 4 o 6 posti letto), la mia é veramente spaziosa, ha 8 posti letto ovvero 4 letti a castello belli grandi, io di solito dormo sopra perché in quello sotto mi sento soffocare e non si riesce a star seduti eretti, ma questi sono comodi e ben fatti; la stanza dispone di bagno privato, ventola al soffitto, zanzariere, armadietti personali con lucchetto e ciabatte multipresa (!!) un must, perché ormai al giorno d´oggi dobbiamo sempre ricaricare qualche dispositivo elettronico. Ora condivido la camera solo con due ragazzi, Mike cordialissimo ingegnere newyorkese/koreano ed Adrian anche lui giovanissimo ingegnere tedesco molto educato… entrambi si devono sorbire la mia sfilza di bikini e slip stesi in bagno ad asciugare, perché son pigra e non ho voglia di scendere nella lavanderia 😉
Al piano terra oltre alla reception, c´é un grande salone con divani, tv al plasma, giochi, tavolini, angolo bar e biliardo. La cucina comune é attrezzatissma e pulita, all´esterno una grande piscina, tavoli e panch, amache ed una zona relax sotto ad un porticato; il tutto arredato con gusto e creativitá. La connessione Wi-Fi copre tutte le aree, dalle camere alla piscina. Durante il giorno ci si rilassa con il suono del vento tra le frasche e il canto degli uccellini, la sera finalmente un pó di musica seria: reggae & rock steady col mitico DJ Luis (Wailer Soul), che sabato ha festeggiato il suo compleanno con un fantastico party in piscina!
What else? Se passate da Cabarete questa é la sistemazione ideale!
Stefi ⭐
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Between cookies & wax / Tra biscotti e paraffina

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Playeros’ staff Ozzy-Brazil, Celibe-Paraguay, Stefi (me)-Italy, Letitia-France, Murphy-Usa

As you probably already know, we are traveling exchanging our time with bed & board. This week at Playeros I was on duty at breakfast, and during the crowded weekend at the bar and restaurant desk.
Eating here is just delicious, home made products include white and whole breads, fresh fruit juices, marmalades, dulce de leche, brownies, chocolate cookies, cheesecake and others desserts, Argentinian empanadas with meat, chicken, vegan..,well, everything you can imagine but all home-made!
And since the 90% of clients are surfers, we can’t miss waxes and leashes, but I suppose they are imported. 😊🌊

Stefi ⭐

Come avrete già capito, stiamo viaggiando scambiando qualche ora del nostro tempo  con vitto e alloggio. Al Playeros il mio compito in questa prima settimana é stato preparare la colazione e durante l’affollatissimo week end stare al banco del bar/ristorante.
Mangiare qui é una goduria perché la produzione propria comprende: pane bianco ed integrale, succhi di frutta fresca, marmellate, dulce de leche, brownies, cookies al cioccolato e nocciole, barrette di cereali, cheesecake e altri dolci, empanadas argentine al pollo, alla carne, vegetariane… Insomma di tutto di più, ma tassativamente fatto-in-casa.
E dato che la clientela é composta al 90% da surfisti, la paraffina e qualche leash non possono mancare.. Mi sa però che questi sono importati. 😉🌊

Stefi