#VagabondinGirl, il libro.

E’ con orgoglio ed emozione che annuncio l’uscita su Amazon del libro #VagabondinGirl

Dopo mesi di lavoro intervallati da viaggi ed ancora viaggi, son riuscita finalmente a terminare e pubblicare il mio manoscritto.

Potrete leggere consigli per viaggiare a basso costo, le mie esperienze dirette e come il viaggio mi abbia sempre accompagnato e curato nei momenti più difficili dei miei primi 50 anni.

A questo link una bellissima recensione scritta da David Ingiosi, un giornalista che non conosco di persona ma a quanto scrive ha colto in pieno il senso del libro.

#VagabondinGirl lo trovate sia in versione cartacea che in versione Kindle – eBook cliccando qui.

 

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From Tonga to Fiji on Infinity Sailing Vessel

Ottobre – Novembre 2017  Oceano Pacifico

Dopo 9 mesi son tornata a casa e son riuscita finalmente a montare qualche immagine della traversata oceanica dall’arcipelago di Tonga alle isole Fiji… mare, mare e solo mare per giorni.

October – Novembre 2017 Pacific Oean

After 9 months I’m finally back home and I hat time to edit a short video of my sailing experience from Tonga to Fiji. Sea, Sea … just sea for days.

L’incomprensibile vita della Tour Leader

Rieccomi qui davanti alla tastiera. E’ il 23 giugno, sono rientrata dai Caraibi da quasi due mesi e non ho avuto un attimo di relax. Certo, avevo programmato di rientrare proprio per lavorare nei mesi più ricchi di eventi ed infatti sono stata accontentata.

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Ho lasciato l’isola di Grenada il 4 maggio, prima tappa Trinidad and Tobago, poi Miami, poi Oslo, poi un pernotto a Roma e finalmente il 6 maggio alle ore 20.00 sono atterrata a Cagliari.

Sul volo della Norwegian Airline, per farti sentire realmente in Norvegia (ma non d’estate, bensì nel mese di Dicembre) tengono per tutte le 9 ore di durata del viaggio, una temperatura costante di circa meno 20 gradi centigradi –  trattandosi di compagnia lowcost poi, anche le copertine sono a pagamento, ed io dotata di giacchino imbottito ho pensato bene di farne a meno, ma le gambe ed i piedi mi si sono paralizzati dal gelo.

Da vera stacanovista milanese, pur essendo distrutta da un viaggio della speranza durato tre giorni e ancora sballata dal fuso orario, dopo un solo giorno dal rientro,  inizio il mio primo evento.

La location non dista molto da casa, chessaramai! Bene, inizio col botto e comincio a lavorare le consuete 17/18 ore giornaliere. Terminata questa convention, nel mio unico giorno libero disfo e rifaccio la valigia, per passare immediatamente all’evento successivo. E cosa mi succede? Mi viene il fuoco di Sant’Antonio. Classica malattia causata da abbassamento delle difese immunitarie, stress e stanchezza. Un dolore allucinante s’irradia dalla schiena alla pancia. Amici e parenti mi suggeriscono di stare a casa. Ma col mio lavoro è impossibile, una volta data la disponibilità, ma soprattutto iniziato l’evento è impensabile mollare tutti… diciamo, nella cacca… e nello stesso tempo mi secca perdere il compenso, quindi stringo i denti e tiro avanti. Miracolosamente, imbottita di pappa reale, propoli e vitamine dalla A alla Z, mi ripiglio e proseguo col mio girovagare.

Alterno i resort più belli della Sardegna: il Chia Laguna, il Forte Village, il Tanka Village, ed ancora il Forte. Un paio di giorni a fare transfer in aeroporto, poi parto per Dubrovnik; una giornatina di congresso medico nel modernissimo T-Hotel, e l’immancabile lavatrice per cambio valigia, perchè tra due giorni sarò di nuovo su un aereo diretto a Cambridge.

Tra vecchie colleghe diventate ormai amiche e nuove che lo diventeranno a fine evento, ci destreggiamo tra medici, gommisti, promotori finanziari, forza vendite di marchi internazionali ed ospiti famosi…

Ti ritrovi a dormire con delle sconosciute, a ridere all’una di notte per non piangere dalla stanchezza, ad ordinare pizze perchè il menù della cena di Gala è immangiabile, a scoprire amicizie in comune durante le veloci chiacchiere tra un arrivo e una partenza…

Dietro alle foto che pubblico c’è tutto questo. E non offendetevi quando dico che sono a Milano o a Roma per lavoro ma non ho tempo nemmeno per un caffè, perchè le giornate delle Tour Leader sono realmente super intense, lunghissime, stancanti…. ma come potete vedere, quando si trovano le compagne di lavoro giuste, il sorriso non manca!

Le parole che seguono le ha scritte una mia cara amica… con cui penso di aver lavorato un paio di volte al massimo, ma con cui è nata una grande intesa. Forse solo noi TL capiamo come si possa diventare amiche in un batter d’occhio, quando in un evento ti racconti a spizzichi e bocconi ma riesce comunque a nascere un feeling che va al di là del tempo reale.

 

To be Tour Leader di Roberta Franciosi

Nell’immaginario comune essere Tour Leader significa belle ragazze pagate per stare in vacanza.

Ora vi racconto cosa vuol dire vestire i panni di una Tour Leader.

Essere Tour Leader vuol dire che dal momento in cui chiudi la porta di casa non sai più quando vedrai un pasto caldo, decente e un letto.

Essere Tour Leader vuol dire che 24 ore al giorno i clienti possono e si sentono autorizzati a chiamarti non solo per le emergenze ma per qualunque cosa o capriccio vogliano soddisfare.

Essere Tour Leader vuol dire ripetere pazientemente anche per 100 volte le stesse informazioni agli ospiti perché in fila o in massa davanti al desk non ascoltano finché non è il loro turno per chiedere esattamente la stessa informazione.

Essere Tour leader vuol dire fare a piedi km e spesso rimanere in piedi per ore con scarpe scomode che feriscono i piedi magari in gonnella con anche l’ansia che si smagli una calza.

Essere Tour Leader vuol dire avere la capacità di lavarsi, cambiarsi, vestirsi, truccarsi in un battito di ciglia ed essere costantemente carine, sorridenti, educate e sul pezzo anche quando gli ospiti rispondono male e sono maleducati.

Essere Tour Leader vuol dire passare ore in piedi o seduti spesso in tarda sera o notte fonda a fare i famosi assemblaggi che noi chiamiamo le cineserie per preparare gadget, cartelline, o qualunque altra cosa il cliente voglia far trovare suoi ospiti al check-in , al check-out, in sala meeting, in camera o ovunque lo desideri.

Essere Tour Leader vuol dire controllare, incrociare, spuntare per ore liste, rooming, flight; pregando che tornino i conti e che tutti siano presenti senza dimenticarsi qualcuno in giro.

Essere Tour Leader vuol dire anche riportare, allineare e tenere tranquilli gli account che spesso sono in agitazione e mettono agitazione. Loro che sono sempre sul pezzo più di te perché hanno costruito e confezionato il viaggio nei minimi dettagli e non possono permettersi sbavature ed errori con il loro cliente che è sempre pronto a cercare il pelo nell’uovo.

Essere Tour Leader vuol dire cercare di mediare sempre tra agenzia, clienti, hotel, ristoranti, in modo che tutti vada via liscio e coordinato come un direttore d’orchestra con i suoi orchestranti.

Essere Tour Leader vuol dire trasformarsi in modo camaleontico e repentino in consulenti, babysitter, ottime ascoltatrici, psicologhe a seconda del cliente e delle sue richieste.

Perché dietro a ogni Tour Leader ci sono esseri umani spesso donne con sentimenti, debolezze, figli a casa, una vita e un vissuto e che danno del loro meglio al meglio delle loro capacità.

Quindi cari amici, parenti, fidanzati, mariti e figli non fermatevi a giudicare le nostre vite dalle foto di splendidi tramonti o di posti favolosi dove possiamo trovarci a lavorare ma che in realtà spesso e volentieri intravediamo delle finestre della reception o di una sala meeting.

Perché essere Tour Leader vuol dire anche far sognare chi non è con noi e sì anche a far venire un po’ di invidia a chi sta a casa.

Perché essere Tour Leader non è un titolo di lavoro; è uno stile di vita, è un modo di essere.

Perché un gruppo di Tour Leader ha il potere e la forza di far andare un viaggio da dio pur mancando di organizzazione alla base.

Perché un gruppo di Tour Leader quando si coalizza si aiuta, si sostiene fino alla fine senza mollare.

Perché essere Tour Leader senior vuol dire insegnare alle junior che questa vita è anche sacrificio e la tecnica non è sufficiente.

Perché nei gruppi di Tour Leader si creano e nascono le migliori amicizie che si rinnovano e si solidificano ogni volta che ci si trova ad affrontare una nuova sfida. Perché essere Tour Leader è questo e molto più.

 

 

 

Il ritorno dello Jedi. Ah no, della Stefi.

Dopo più di sei mesi passati in mare, veleggiando prima nell’oceano Pacifico, poi nel mar dei Caraibi, è giunta l’ora di tornare a casina.

Sydney, arcipelago di Tonga, isole Fiji, Australian Gold Coast, St Lucia, Martinica, Grenadine, St Vincent e Grenada le mie tappe…

Il passaporto è pieno zeppo di timbri, segni indelebili di esperienze magnifiche che rimarranno ricordi preziosi… Sicuramente più preziosi di qualsiasi gioiello o altre cazzate materiali. 

Lo zaino pesa 19 kili, esattamente come quando son partita; qualcosa l’ho lasciata durante il mio cammino, qualcosa l’ho aggiunta. Una metafora perfetta.

Un misto di emozioni mi invadono.

La tristezza di lasciare (temporaneamente) una persona speciale, la vita di mare, i paesaggi paradisiaci.

La felicità di riabbracciare mio figlio Riccardo, le mie cagnolone puzzone, la gatta assassina, fare quattro risate con le amiche davanti ad un mega Spritz…

Ed ovviamente, da buona italiana, mangiare nell’ordine: una vera pizza con bufala e ciliegini, un pacco intero di gocciole, una piadina col crudo – non mangio carne da tre anni ma al prosciutto di Parma non resisto! 

NB io all’estero mi adatto e cerco sempre di mangiare cibo locale, però dopo quasi sette mesi concedetemi la debolezza di desiderare cibo nostrano..😉

Bene, questo è tutto, grazie per aver seguito le mie avventure.

Vi saluto dal primo scalo del mio viaggio “della speranza”, ovvero cinque voli in due giorni, il primo, da Grenada a Trinidad & Tobago, è andato.

Tra un paio d’ore volerò a Miami, poi ad Oslo, tappa a Roma e finalmente domenica sera atterreró a Cagliari.

Ahhh, mi gira già la testa, ma forse è colpa del mal di  terra. Dopo tanti mesi in mare si avverte fastidio sulla tera ferma… Meglio quindi volare… Oh oh. ✈️

Io all’aeroporto in versione caraibica con cappello di paglia, che non so dove mettere … quindi lo dovrò tenere in testa anche ad Oslo 😁

Che l’avventura caraibica abbia inizio!

Caspita, sono stata catapulta in questa nuova realtà e mi sono dimenticata di avere un blog. Il volo, anzi i voli dall’Australia a St Lucia sono stati 4, per un totale di 44 ore di viaggio, andando indietro nel tempo, quindi sono partita l’otto dicembre verso l’ora di pranzo e sono atterrata alle 15.30 del nove dicembre,  incluso un pernottamento a Dallas. Dopo quattro giorni non ho ancora preso il ritmo sonno-veglia giusto, anche se durante il giorno ho già iniziato a lavorare e quindi dovrei essere stanchina.


Mi trovo a bordo di un bellissimo catamarano di circa 14 mt, attrezzato appositamente per vacanze per kite surfers. Ora siamo a Rodney Bay Marina per terminare alcuni lavoretti di manutenzione ordinaria. I primi clienti arriveranno alle Grenadine a fine dicembre, quindi ho tempo per fare pratica con la cucina e conoscere la barca, poi, durante la traversata, provare le manovre, ma non dovrebbe essere difficile perché mi sembra molto simile agli altri due catamarani su cui ho già lavorato.

Quindi, pronti, partenza… Via!!

E adesso dove vado?

Ecco. Sono di nuovo al punto di partenza. Scrivo direttamente qui la mia situazione attuale per cercare di fare chiarezza e trovare una direzione.

Punto primo. Non ho voglia di ritrovarmi a passare il Natale e Capodanno (festività che odio) in casa di qualche host, in qualsiasi parte del mondo.

Punto secondo. Se non decido in fretta dove andare i prezzi dei voli lieviteranno per via delle feste, anzi mi sa che saranno già alti.

Dalla Cambogia nessuna news, ho contattato almeno otto hosts, tra ostelli, una barca che fa escursioni giornaliere ed un ristorante, per ora ho ricevuto solo due risposte, negative, perché hanno già trovato personale. 

Avrei delle offerte come “helper” in Australia, ma in località estremamente remote, nel mezzo del nulla…  senza auto, finirei bloccata lì.

Potrei anche tornare in Europa ed iniziare a “lavorare” su un progetto di business che ho in mente da un po’… Ma mi servirebbe un socio. 

“Pling pling” C’è posta per me.

Prima mail: un contatto di Workaway. Mi scrivono quelli della barca che fa escursioni giornaliere  a Sihnanoukville. Non è chiaro il tipo di lavoro che dovrei fare ed in cambio mi offrono solo una sistemazione per la notte, tenda o amaca… Vabbè, è già qualcosa.

Vediamo l’altra mail: arriva dal sito Find a Crew, una vera e propria offerta di lavoro. Un catamarano ai Caraibi che fa charter per kite surfers, cerca hostess di bordo/cuoca…un po’ lontanuccio, ma fisso comunque il colloquio su Skype. Mezz’ora di chiacchierata, il capitano ed io siamo sulla stessa linea d’onda. In realtà io non stavo cercando nessun lavoro, ma il programma è molto allettante. Affare fatto! Il mare mi chiama ed io lo seguo.

In questo preciso momento sto andando in aeroporto per prendere tre aerei che mi porteranno in “sole” 42 ore (ahh) sull’isola di Santa Lucia… Proprio dove sono stata poco più di un anno fa. Ma chi immaginava di ritornarci! Son partita per Tonga e Fiji, e dopo nemmeno due mesi mi ritrovo nel lato opposto del mondo.

Da ora in avanti iniziano le mie avventure su Meercat, l’unico catamarano certificato specializzato in viaggi per appassionati di kite surf, organizzati da Zenith Ocean Voyages.

Vi aggiornerò al più presto, connessioni caraibiche permettendo.

Ciaoooo 🙂

http://www.zenithoceanvoyages.net/

Mullumbimby’s wildlife

La settimana da Jane e Felicity è passata in un batter d’occhio, è stato piacevole addormentarsi col canto delle cicale e delle raganelle verdi, per poi risvegliarsi con i cinguettii dei lorichetti, delle gazze, dei corvi e, più che i canti, i versi del kookaburra, il tipico uccello australiano che sembra che faccia una risata. (Ascoltatelo qui )

Visto che non ho ancora programmato la prossima tappa, ho deciso di temporeggiare prolungando il mio soggiorno nelle campagne di Mullumbimby, quando una coppia di vicini mi ha offerto ospitalità in cambio di qualche ora di giardinaggio – pare che sia diventata un’esperta ora! 😉

Morag e Dean vivino in una meravigliosa grande casa in cima alla collina e la vista da quassù è estremamente rilassante.

Viaggio in questo modo, non soltanto per risparmiare e quindi avere la possibilità di passare lunghi periodi all’estero, ma soprattutto per conoscere profondamente il paese che sto visitando. Vivendo nelle case degli abitanti del luogo si ha modo di vivere la quotidianità della gente comune, cosa impossibile soggiornando in hotel, di qualsiasi categoria. A tavola si scoprono le usanze, le similitudini o le diversità, ci si racconta, passando dalle cose futili a percorsi personali.

Questa coppia, di quasi 60enni, ha viaggiato per gran parte del mondo e mi ha raccontato di essere stata di recente in vacanza in un piccolo paesino delle Marche e di aver gradito molto l’ospitalità locale. Come resoconto del loro lungo viaggio, più che Roma e Venezia, hanno apprezzato le semplici colazioni al bar della piazza di Penna San Giovanni, le stentate conversazioni coi vecchietti che giocavano a bocce, la spesa dal contadino e l’immancabile ricetta del Limoncello.

Ora ci attacco una cosa che c’entra poco col discorso di prima, ma è un mio pensiero, un mix di Giardinaggio/Ricerca Interiore/Crescita Personale che vorrei condividere.

Qualche giorno fa, con Jane, che è un’esperta di salvaguardia ambientale, abbiamo eliminato delle piante rampicanti che stavano soffocando alcuni eucalipti, nel fare quest’operazione mi sono immedesimata nell’albero, immaginando di togliere quei rami che mi impediscono di crescere/star bene. All’inizio, osservando la grandezza della pianta infestante (in questo caso una Lantana) ho pensato che fosse impossibile liberarsene, ma spezzando rametto dopo rametto, con impegno ed dedizione, sono giunta alla fine e la soddisfazione è stata immensa! 

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Il piano C

Eh lo so che nell’alfabeto viene prima la lettera B, ma anche quel piano è saltato, anzi no, l’ho scartato io. Il piano B consisteva nel cercare un altro imbarco in partenza dalle Fiji. Consultando i siti di ricerca equipaggio (amatoriale e non) ho visto però che le barche disponibili erano dirette a: 

1. Tonga, arcipelago da cui sono appena arrivata qui;  

2.Vanuatu, stesso posto in cui è diretta Infinity; 

3. Tahiti o Nuova Caledonia, traversate troppo lunghe da fare con sconosciuti. 

Inoltre, non ho voglia di ritrovarmi senza via d’uscita in barca con uomini settantenni che cercano equipaggio esclusivamente femminile. Fidarsi è bene, ma in questi casi, non fidarsi è meglio.

(La mega barca a vela della foto qui sopra non so di chi sia, si trova alla Marina di Nadi e ci lavorano 30, dico 30 persone dell’equipaggio, magari su questa sarei salita.)

Attuazione del Piano C. 

Dando un’occhiata ai voli in partenza dalle Fiji, ho notato che i più economici e senza scali son quelli diretti in Australia. Da alcuni anni tento di visitare la Gold Coast e più precisamente Byron Bay, ma chissà perché poi alla fine questa tappa è sempre saltata. Ora mi sembra l’occasione perfetta! Cerco immediatamente su Workaway una soluzione che mi permetta di lavorare in cambio di vitto e alloggio. Se non dovessi trovare nulla però, ho già pronto il Piano D. Ovvero volare nel sud est asiatico. Ho mandato qualche richiesta anche a diversi ostelli che si trovano sulle isole cambogiane di Koh Rong e Koh Rong Samloeng, che forse avranno bisogno di aiuto durante il periodo Natalizio.

Nel frattempo, prenoto il volo per la terra promessa… Ops, terra ferma.



In partenza per Viti Levu – Fiji

Sabato pomeriggio, siamo rientrati da un giro di commissioni, spesa lavanderia, etc… fa caldissimo. Mi sdraio in cabina a pensare a dove andare quando lascerò la barca. Bussa Daniela, una ragazza di Francoforte che ha finito il suo periodo a bordo e a breve deve partire per Bangkok, mi propone di andare con lei su un’altra isola per sfruttare al meglio i suoi ultimi giorni alle Fiji. Diamo un’occhiata ai voli per spostarci sull’isola principale, Viti Levu. Caspita c’è una super offerta! Non stiamo a pensarci troppo e prenotiamo all’istante. Il volo però parte lunedì mattina presto, dal nord dell’isola in cui siamo, chissà come faremo a raggiungere l’aeroporto, visto che la barca è ancorata nella baia all’estremo sud.

Domenica. Zaino fatto alla velocità della luce, annunciamo al gruppo la nostra imminente partenza, ci rimangono un po’ male, ma comprendono e ci augurano buona fortuna. A me piace un sacco l’adrenalina che dà la partenza improvvisa. 

Al terminal degli autobus di Savu Savu diluvia, essendo giorno di festa è semi deserto, ma la fortuna sta dalla nostra parte perché l’unico bus presente va proprio a Labasa. 

Sballottate su e giù per le montagne interne per circa due ore, arriviamo in una cittadina fantasma. 

L’affittacamere che avevamo trovato in internet non esiste, o meglio, alla porta con grata a mó di prigione non risponde nessuno, ma  dato che l’aspetto non è molto invitante non insistiamo. Incuriositi da due ragazze (grazie per la ragazza) con in spalla due enormi zaini, i passanti ci offrono aiuto e ci indicano un hotel carino ed economico, tale Riverview. La camera è modesta, ma la vista sul fiume molto carina, e la zona ci appare tranquilla. 

Ci rifocilliamo in uno dei due ristoranti aperti la domenica, la scelta è tra Chicken House e The Lunch Box. Visto che non mangio carne, la mia scelta si riduce ad un solo ristorante, ed il menù offre comunque pollo o pizza al pollo. Che fantasia! Ordino l’unica cosa vegetariana: la pizza all’ananas. Eh lo so, sono cose difficili da accettare per noi italiani, mi spiace dirlo… ma non era affatto male!

La sveglia è puntata alle 6:00, quindi a nanna presto. Chiudiamo gli occhi verso le 22:00… Ma dopo un’oretta veniamo svegliate da fragorose risate ed una musica assordante. Noooo, una festicciola proprio nella casetta affianco alla nostra camera. Che sfiga!

Quindi, dopo bus – taxi – hotel – taxi – aereo – taxi – bus,  siamo finalmente giunte sull’isola di Viti Levu.