Il ritorno dello Jedi. Ah no, della Stefi.

Dopo più di sei mesi passati in mare, veleggiando prima nell’oceano Pacifico, poi nel mar dei Caraibi, è giunta l’ora di tornare a casina.

Sydney, arcipelago di Tonga, isole Fiji, Australian Gold Coast, St Lucia, Martinica, Grenadine, St Vincent e Grenada le mie tappe…

Il passaporto è pieno zeppo di timbri, segni indelebili di esperienze magnifiche che rimarranno ricordi preziosi… Sicuramente più preziosi di qualsiasi gioiello o altre cazzate materiali. 

Lo zaino pesa 19 kili, esattamente come quando son partita; qualcosa l’ho lasciata durante il mio cammino, qualcosa l’ho aggiunta. Una metafora perfetta.

Un misto di emozioni mi invadono.

La tristezza di lasciare (temporaneamente) una persona speciale, la vita di mare, i paesaggi paradisiaci.

La felicità di riabbracciare mio figlio Riccardo, le mie cagnolone puzzone, la gatta assassina, fare quattro risate con le amiche davanti ad un mega Spritz…

Ed ovviamente, da buona italiana, mangiare nell’ordine: una vera pizza con bufala e ciliegini, un pacco intero di gocciole, una piadina col crudo – non mangio carne da tre anni ma al prosciutto di Parma non resisto! 

NB io all’estero mi adatto e cerco sempre di mangiare cibo locale, però dopo quasi sette mesi concedetemi la debolezza di desiderare cibo nostrano..😉

Bene, con questo è tutto, grazie per aver seguito le mie avventure.

Vi saluto dal primo scalo del mio viaggio “della speranza”, ovvero cinque voli in due giorni, il primo, da Grenada a Trinidad & Tobago, è andato.

Tra un paio d’ore volerò a Miami, poi ad Oslo, tappa a Roma e finalmente domenica sera atterreró a Cagliari.

Ahhh, mi gira già la testa, ma forse è colpa del mal di  terra. Dopo tanti mesi in mare si avverte fastidio sulla tera ferma… Meglio quindi volare… Oh oh. ✈️

Io all’aeroporto in versione caraibica con cappello di paglia, che non so dove mettere … quindi lo dovrò tenere in testa anche ad Oslo 😁

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Kite Soul ÷ Anima Kite

No beh, non è che all’improvviso sono stata posseduta dal kite, o meglio, non ancora…

Kitesoul è il nome della rivista che ha pubblicato un mio redazionale sulle vacanze in catamarano.

Alla pagina 76 della rivista #23, potete trovare l’articolo e le foto dei viaggi organizzati con Zenith Ocean Voyages.

Buona lettura!

Stefi

http://www.kitesoul.com/magazine/

Che l’avventura caraibica abbia inizio!

Caspita, sono stata catapulta in questa nuova realtà e mi sono dimenticata di avere un blog. Il volo, anzi i voli dall’Australia a St Lucia sono stati 4, per un totale di 44 ore di viaggio, andando indietro nel tempo, quindi sono partita l’otto dicembre verso l’ora di pranzo e sono atterrata alle 15.30 del nove dicembre,  incluso un pernottamento a Dallas. Dopo quattro giorni non ho ancora preso il ritmo sonno-veglia giusto, anche se durante il giorno ho già iniziato a lavorare e quindi dovrei essere stanchina.


Mi trovo a bordo di un bellissimo catamarano di circa 14 mt, attrezzato appositamente per vacanze per kite surfers. Ora siamo a Rodney Bay Marina per terminare alcuni lavoretti di manutenzione ordinaria. I primi clienti arriveranno alle Grenadine a fine dicembre, quindi ho tempo per fare pratica con la cucina e conoscere la barca, poi, durante la traversata, provare le manovre, ma non dovrebbe essere difficile perché mi sembra molto simile agli altri due catamarani su cui ho già lavorato.

Quindi, pronti, partenza… Via!!

E adesso dove vado?

Ecco. Sono di nuovo al punto di partenza. Scrivo direttamente qui la mia situazione attuale per cercare di fare chiarezza e trovare una direzione.

Punto primo. Non ho voglia di ritrovarmi a passare il Natale e Capodanno (festività che odio) in casa di qualche host, in qualsiasi parte del mondo.

Punto secondo. Se non decido in fretta dove andare i prezzi dei voli lieviteranno per via delle feste, anzi mi sa che saranno già alti.

Dalla Cambogia nessuna news, ho contattato almeno otto hosts, tra ostelli, una barca che fa escursioni giornaliere ed un ristorante, per ora ho ricevuto solo due risposte, negative, perché hanno già trovato personale. 

Avrei delle offerte come “helper” in Australia, ma in località estremamente remote, nel mezzo del nulla…  senza auto, finirei bloccata lì.

Potrei anche tornare in Europa ed iniziare a “lavorare” su un progetto di business che ho in mente da un po’… Ma mi servirebbe un socio. 

“Pling pling” C’è posta per me.

Prima mail: un contatto di Workaway. Mi scrivono quelli della barca che fa escursioni giornaliere  a Sihnanoukville. Non è chiaro il tipo di lavoro che dovrei fare ed in cambio mi offrono solo una sistemazione per la notte, tenda o amaca… Vabbè, è già qualcosa.

Vediamo l’altra mail: arriva dal sito Find a Crew, una vera e propria offerta di lavoro. Un catamarano ai Caraibi che fa charter per kite surfers, cerca hostess di bordo/cuoca…un po’ lontanuccio, ma fisso comunque il colloquio su Skype. Mezz’ora di chiacchierata, il capitano ed io siamo sulla stessa linea d’onda. In realtà io non stavo cercando nessun lavoro, ma il programma è molto allettante. Affare fatto! Il mare mi chiama ed io lo seguo.

In questo preciso momento sto andando in aeroporto per prendere tre aerei che mi porteranno in “sole” 42 ore (ahh) sull’isola di Santa Lucia… Proprio dove sono stata poco più di un anno fa. Ma chi immaginava di ritornarci! Son partita per Tonga e Fiji, e dopo nemmeno due mesi mi ritrovo nel lato opposto del mondo.

Da ora in avanti iniziano le mie avventure su Meercat, l’unico catamarano certificato specializzato in viaggi per appassionati di kite surf, organizzati da Zenith Ocean Voyages.

Vi aggiornerò al più presto, connessioni caraibiche permettendo.

Ciaoooo 🙂

http://www.zenithoceanvoyages.net/

Mullumbimby’s wildlife

La settimana da Jane e Felicity è passata in un batter d’occhio, è stato piacevole addormentarsi col canto delle cicale e delle raganelle verdi, per poi risvegliarsi con i cinguettii dei lorichetti, delle gazze, dei corvi e, più che i canti, i versi del kookaburra, il tipico uccello australiano che sembra che faccia una risata. (Ascoltatelo qui )

Visto che non ho ancora programmato la prossima tappa, ho deciso di temporeggiare prolungando il mio soggiorno nelle campagne di Mullumbimby, quando una coppia di vicini mi ha offerto ospitalità in cambio di qualche ora di giardinaggio – pare che sia diventata un’esperta ora! 😉

Morag e Dean vivino in una meravigliosa grande casa in cima alla collina e la vista da quassù è estremamente rilassante.

Viaggio in questo modo, non soltanto per risparmiare e quindi avere la possibilità di passare lunghi periodi all’estero, ma soprattutto per conoscere profondamente il paese che sto visitando. Vivendo nelle case degli abitanti del luogo si ha modo di vivere la quotidianità della gente comune, cosa impossibile soggiornando in hotel, di qualsiasi categoria. A tavola si scoprono le usanze, le similitudini o le diversità, ci si racconta, passando dalle cose futili a percorsi personali.

Questa coppia, di quasi 60enni, ha viaggiato per gran parte del mondo e mi ha raccontato di essere stata di recente in vacanza in un piccolo paesino delle Marche e di aver gradito molto l’ospitalità locale. Come resoconto del loro lungo viaggio, più che Roma e Venezia, hanno apprezzato le semplici colazioni al bar della piazza di Penna San Giovanni, le stentate conversazioni coi vecchietti che giocavano a bocce, la spesa dal contadino e l’immancabile ricetta del Limoncello.

Ora ci attacco una cosa che c’entra poco col discorso di prima, ma è un mio pensiero, un mix di Giardinaggio/Ricerca Interiore/Crescita Personale che vorrei condividere.

Qualche giorno fa, con Jane, che è un’esperta di salvaguardia ambientale, abbiamo eliminato delle piante rampicanti che stavano soffocando alcuni eucalipti, nel fare quest’operazione mi sono immedesimata nell’albero, immaginando di togliere quei rami che mi impediscono di crescere/star bene. All’inizio, osservando la grandezza della pianta infestante (in questo caso una Lantana) ho pensato che fosse impossibile liberarsene, ma spezzando rametto dopo rametto, con impegno ed dedizione, sono giunta alla fine e la soddisfazione è stata immensa! 

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Il piano C

Eh lo so che nell’alfabeto viene prima la lettera B, ma anche quel piano è saltato, anzi no, l’ho scartato io. Il piano B consisteva nel cercare un altro imbarco in partenza dalle Fiji. Consultando i siti di ricerca equipaggio (amatoriale e non) ho visto però che le barche disponibili erano dirette a: 

1. Tonga, arcipelago da cui sono appena arrivata qui;  

2.Vanuatu, stesso posto in cui è diretta Infinity; 

3. Tahiti o Nuova Caledonia, traversate troppo lunghe da fare con sconosciuti. 

Inoltre, non ho voglia di ritrovarmi senza via d’uscita in barca con uomini settantenni che cercano equipaggio esclusivamente femminile. Fidarsi è bene, ma in questi casi, non fidarsi è meglio.

(La mega barca a vela della foto qui sopra non so di chi sia, si trova alla Marina di Nadi e ci lavorano 30, dico 30 persone dell’equipaggio, magari su questa sarei salita.)

Attuazione del Piano C. 

Dando un’occhiata ai voli in partenza dalle Fiji, ho notato che i più economici e senza scali son quelli diretti in Australia. Da alcuni anni tento di visitare la Gold Coast e più precisamente Byron Bay, ma chissà perché poi alla fine questa tappa è sempre saltata. Ora mi sembra l’occasione perfetta! Cerco immediatamente su Workaway una soluzione che mi permetta di lavorare in cambio di vitto e alloggio. Se non dovessi trovare nulla però, ho già pronto il Piano D. Ovvero volare nel sud est asiatico. Ho mandato qualche richiesta anche a diversi ostelli che si trovano sulle isole cambogiane di Koh Rong e Koh Rong Samloeng, che forse avranno bisogno di aiuto durante il periodo Natalizio.

Nel frattempo, prenoto il volo per la terra promessa… Ops, terra ferma.



In partenza per Viti Levu – Fiji

Sabato pomeriggio, siamo rientrati da un giro di commissioni, spesa lavanderia, etc… fa caldissimo. Mi sdraio in cabina a pensare a dove andare quando lascerò la barca. Bussa Daniela, una ragazza di Francoforte che ha finito il suo periodo a bordo e a breve deve partire per Bangkok, mi propone di andare con lei su un’altra isola per sfruttare al meglio i suoi ultimi giorni alle Fiji. Diamo un’occhiata ai voli per spostarci sull’isola principale, Viti Levu. Caspita c’è una super offerta! Non stiamo a pensarci troppo e prenotiamo all’istante. Il volo però parte lunedì mattina presto, dal nord dell’isola in cui siamo, chissà come faremo a raggiungere l’aeroporto, visto che la barca è ancorata nella baia all’estremo sud.

Domenica. Zaino fatto alla velocità della luce, annunciamo al gruppo la nostra imminente partenza, ci rimangono un po’ male, ma comprendono e ci augurano buona fortuna. A me piace un sacco l’adrenalina che dà la partenza improvvisa. 

Al terminal degli autobus di Savu Savu diluvia, essendo giorno di festa è semi deserto, ma la fortuna sta dalla nostra parte perché l’unico bus presente va proprio a Labasa. 

Sballottate su e giù per le montagne interne per circa due ore, arriviamo in una cittadina fantasma. 

L’affittacamere che avevamo trovato in internet non esiste, o meglio, alla porta con grata a mó di prigione non risponde nessuno, ma  dato che l’aspetto non è molto invitante non insistiamo. Incuriositi da due ragazze (grazie per la ragazza) con in spalla due enormi zaini, i passanti ci offrono aiuto e ci indicano un hotel carino ed economico, tale Riverview. La camera è modesta, ma la vista sul fiume molto carina, e la zona ci appare tranquilla. 

Ci rifocilliamo in uno dei due ristoranti aperti la domenica, la scelta è tra Chicken House e The Lunch Box. Visto che non mangio carne, la mia scelta si riduce ad un solo ristorante, ed il menù offre comunque pollo o pizza al pollo. Che fantasia! Ordino l’unica cosa vegetariana: la pizza all’ananas. Eh lo so, sono cose difficili da accettare per noi italiani, mi spiace dirlo… ma non era affatto male!

La sveglia è puntata alle 6:00, quindi a nanna presto. Chiudiamo gli occhi verso le 22:00… Ma dopo un’oretta veniamo svegliate da fragorose risate ed una musica assordante. Noooo, una festicciola proprio nella casetta affianco alla nostra camera. Che sfiga!

Quindi, dopo bus – taxi – hotel – taxi – aereo – taxi – bus,  siamo finalmente giunte sull’isola di Viti Levu.

L’ammutinamento di Infinity

Eh già… Dopo circa un mese a bordo di Infinity, ho deciso di abbandonare la nave, come ha fatto Schettino, ah ah, dai scherzo, non stiamo affondando e non ho nemmeno sequestrato il capitano, anzi gli ho parlato con le lacrime agli occhi, perché in fondo lui mi piace molto; è colto, gentile, disponibile al dialogo, preparato per la posizione che occupa e mooolto, molto paziente con tutti i membri dell’equipaggio, anche con quelli più distratti od imbranati.

È qualche giorno che rifletto su come mi sento ed ho pensato che devo seguire il mio istinto. Non è successo nulla di grave ma ho fatto la somma di alcune cose ed ho deciso di prendere un’altra strada. Come avevo già detto in un altro articolo, le persone a bordo sono squisite, amabili e simpatiche, però io sono una lupa solitaria e dopo un po’ la vita in comunità mi sta stretta. Inoltre dopo l’impegno umanitario durato cinque mesi a Tonga, ora sono tutti focalizzati sul Passaggio a Nord-Ovest, una spedizione estrema al Polo Nord, che includerà delle riprese video per cercare di sensibilizzare il mondo ai problemi ambientali. Erroneamente pensavo che durante il tragitto si facessero delle attività pratiche di salvaguardia degli oceani, ma tra l’approvvigionamento, la preparazione, la manutenzione della barca e le pubbliche relazioni per il coinvolgimento mediatico, sarebbe impossibile farlo. Avrei voluto essere più attiva fisicamente e darmi da fare in modo concreto, ma non è il momento giusto.

Quindi dopo aver imbarcato altri membri dell’equipaggio alle Fiji, Infinity prenderá il largo per Vanuatu, poi forse isole Solomon e Kiribati, per approdare a fine dicembre alle isole Marshall, in cui sosteranno per alcuni mesi per fare dei lavori alla parte meccanica.

Continuerò a seguirli tramite i social network, il GPS ed il canale YouTube SeaGypsies The Movie. Nel frattempo,  chissà dove mi porterà il vento…

La sensazione di libertà che si ha quando si cambia idea all’improvviso seguendo il proprio istinto è impagabile! 

Victorian Sydney

E’ la mia quarta volta a Sydney, ed ogni volta mi piace sempre di più, la trovo assolutamente meravigliosa.

Una cittá molto pulita ed estremamente verde, alcune strade hanno una vegetazione così fitta da sembrare sorte nella giungla. In questa stagione (primavera) il pitosforo è in fiore, il suo profumo lo si sente ovunque, soprattutto nei tanti parchi cittadini, una nota di riguardo per il giardino botanico reale, una tra le cose da non perdere quando ai passa da qui!

Ma la cosa che preferisco di Sydney, sono le caratteristiche case vittoriane di fine 1800 – primi ‘900, e le costruzioni a mattoncini rossi, che come potete vedere non riuscivo a smettere di fotografare.

La passeggiata che ho fatto si è svolta in loop tra il parco di Rushcutter, giù per Boundary Street fino ad Oxford Street e su di nuovo per Victoria Street fino a Potts Point, dove ho alloggiato allo Zing Hostel, che si trova proprio in una di queste casette vittoriane.

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Sydney is really awesome, it’s my fourth time here, and every time I love it a little bit more.

It’s a very clean city, lots of green everywhere,  some streets looks like tropical jungles with  huge palms and in this season (spring) the butterbush is blooming, you can smell its fragrance all around the town and in its several parks, a special note for the marvellous royal botanic garden, definitely a must see!

The think I like most are the cute Victorian villas and the red brick buildings from late 1800… I cannot stop talking pictures, as you can see.

My walk starter in Rushcutter Bay Park, down in Boundary Street till Oxford Street and up along Victoria Street to reach Potts Point, where I found accomodation at Zing Hostel, right in one of those fabulous Victoria house.

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Waste World – Un mondo di rifiuti

Plastic islands, garbage shores, we are surrounded by rubbish.

Waste, waste, everything turns into trash too quickly.

I personally try to live a low impact life, I try not produce too many garbage.

I recycle almost everything, I use my creativity to give a second life to all objects.

If something is not working proprerly try to fix it, do not replace it, because we cannot replace Earth.

I see my neighbours’ garbage, it looks like there are fifty person in that house, but it’s only a family of three. To many plastic and cartboard packages, industry should reduce them.

I saw indonesian beaches where sand includes plastic bags.

I saw rivers with all kind of floating objects and strange foam.

I saw contryside stocked better than better then a do-it-your-self store.

I ask myself why people throw mattresses, fridge, tyres in the countryside? I really don’t understand that.

Do your small step to save the planet.

Just few examples:

– How many toilet paper tearings do you need when you wee-wee? Do you really need 4 or 5? … and girls if you need to do it in the bush, please collect your napkins!

– Do you really need so much bath foam when you take a shower? Is your skin so dirty as if working in a coal mine?!

Think about it.

Less plastic bottles or paper « Save money « Less pollution « Save rivers and seas

Try to leave as few footprints as you can.

Live simply, Live green!

Soon I will try to contribute in Ocean saving with Infinity Expeditions, here follow a link to a movie focused on this topic.

BLUE is the story our generation need to hear. The industrialization that has occurred in the oceans over the last century, mirrors the events that triggered mass extinctions on land. Industrial scale fishing, habitat destruction, species loss and pollution have placed the ocean in peril. The very nature of the sea is being irretrievably altered. BLUE is a provocative journey into the ocean realm, witnessing this critical moment in time when the marine world is on a precipice.

Our ocean has been the guardian of life on earth.

Now it is our turn to be guardians for the ocean.

Half of all marine life has been lost in the last 40 years.

By 2050 there will be more plastic in the sea than fish.

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Isole di plastica, spiagge di spazzatura, siamo circondati da rifiuti.

Scarti, scarti, tutto si trasforma in spazzatura troppo rapidamente.

Personalmente cerco di vivere a impatto zero, di non produrre troppi rifiuti.

Riciclo quasi tutto, uso la mia creatività per dare una seconda vita a molti oggetti.

Se qualcosa non funziona correttamente cercate di aggiustarlo, non di sostituirlo, perché non potremo sostituire la Terra.

Vedo i rifiuti dei miei vicini, sembra che ci siano cinquanta persone in quella casa, ma è una famiglia composta da solo tre persone. Troppe confezioni di plastica e cartone, l’industria le dovrebbe ridurre.

Ho visto spiagge indonesiane dove tra la sabbia ci sono incastonati sacchetti plastica.

Ho visto fiumi con strane schiume ed oggetti galleggianti.

Ho visto campagne che assomigliano ad un market per l’edilizia.

Mi chiedo perché le persone gettino materassi, frigoriferi, pneumatici in giro. Non lo capisco davvero.

Fai il tuo piccolo passo per salvare il pianeta.

Ecco alcuni esempi:

– Quanti strappi di carta igienica ti servono quando fai pipì? Hai davvero bisogno di 4 o 5 pezzi? … e ragazze, se vi scappa e la fate nel cespuglio, riportate via i vostri fazzolettini.

– Hai davvero bisogno di tutta quella schiuma da bagno quando fai la doccia? La tua pelle è sporca come se lavorassi in una miniera di carbone?!

Pensaci.

Meno bottiglie di plastica o carta « risparmi soldi « meno inquinamento « salva fiumi e mari

Cerca di lasciare meno impronte possibile.

A breve con Infinity Expedition darò il mio piccolo contributo per la salvaguardia degli oceani, di seguito il link ad un film che parla proprio di questo tema.

BLUE è la storia che la nostra generazione deve sentire. L’industrializzazione che si è verificata negli oceani nel corso del secolo scorso, riflette gli eventi che hanno generato estinzioni di massa sulla terra. La pesca su scala industriale, la distruzione degli habitat, la perdita di specie e l’inquinamento hanno messo in pericolo l’oceano. La stessa natura del mare è alterata in modo irreversibile. BLUE è un viaggio provocatorio nel regno dell’oceano, testimone di questo momento critico nel momento in cui il mondo marino è sull’orlo di un precipizio.

L’oceano è stato il custode della vita sulla terra.

Ora tocca a noi essere guardiani dell’oceano.

Metà di tutta la vita marina è stata persa negli ultimi 40 anni.

Entro il 2050 ci sarà più plastica nel mare che i pesci.

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