Azzardare un viaggio ai Caraibi durante la pandemia Covid-19

Oggi è il 22 dicembre 2020 e sono ai Carabi.

Non ho raccontato quasi a nessuno della mia partenza, un po’ per scaramanzia, un po’ perché non ero sicura al 100% di riuscire ad arrivare a destinazione.

Se state per dire che ho messo a rischio la mia salute e quella di altri, vi rispondo che ai centri commerciali, che io tra l’altro non frequento, la situazione assembramenti è di gran lunga peggiore.

Per essere prudente, prima del viaggio sono stata in isolamento e non ho nemmeno salutato le mie amiche di persona. Negli aeroporti e sui voli mi sono consumata le mani a forza di lavarle e disinfettarle, ho cambiato spesso le mascherine e le ho riposte in bustine sigillate.

Ma partiamo con ordine. Lo scorso autunno dopo che il governo ha bloccato nuovamente il settore congressi ed eventi (quello in cui lavoro), ho pensato di cercare un imbarco per la traversata atlantica. Ogni anno tra Novembre e Dicembre, grazie alla spinta degli Alisei, salpano dalle Canarie o da Capo Verde diverse imbarcazioni a vela in direzione Carabi o Brasile. Ho cercato sui siti di ricerca equipaggio qualcosa adatto a me, avevo alcune proposte interessanti ma, ad un certo punto, degli imprevisti mi hanno bloccata a casa fino al 10 dicembre. La situazione Covid aggiungeva incertezza sugli spostamenti, ho pensato che forse non era l’anno giusto per fare l’Atlantic Crossing, primo perché ormai era tardi, la maggior parte delle barche era partita e tra le poche rimaste, se anche ne avessi trovata una last minute, non avrei avuto tempo di conoscere equipaggio e capitano prima della traversata, che dura tra i 15 e i 20 giorni se tutto va bene, inoltre se a bordo ci sono solo tre o quattro persone i turni al timone diventano troppo lunghi e/o ravvicinati, e se qualcuno da negativo o asintomatico avesse accusato gravi sintomi in alto mare? Insomma stavo vedendo più contro che pro, quindi meglio evitare.

Avevo quasi rinunciato all’idea di svernare ai Carabi quando, con il supporto di mio figlio, sicuramente stufo di avermi tra i piedi da circa un anno (viaggiando per lavoro di solito manco da casa diversi giorni al mese), mi sono lanciata nella spasmodica ricerca di un volo.

Sono stata attaccata al PC da mattina a notte per circa due giorni, per leggere tutti i protocolli necessari per arrivare a St Vincent & the Grenadines, e quali paesi avrei potuto attraversare “in transito”, ho cercato un volo che non facesse scalo negli Stati Uniti per via del travel ban, ma nemmeno in UK la situazione sarebbe stata facile. Ci sono dei voli diretti Europa-Caraibi da Francia e Olanda, ma arrivando da Cagliari è praticamente impossibile giungere a Parigi o ad Amsterdam in tempo per prendere un volo mattutino, avrei dovuto pernottare all’estero, cosa impossibile di questi tempi, come era impossibile cambiare aeroporto, causa quarantena una volta usciti dall’aerea “sterile”. Inoltre la comodità del volo diretto verso le ex colonie francesi od olandesi, Martinica o St Marteen sarebbe poi stata annullata completamente dalle quattro, sì quattro coincidenze necessarie per arrivare a St Vincent, avrei dovuto fare la pallina da ping pong tra Guadalupe, Dominica, Barbados, St Lucia.

Che fare quindi? Sono andata a ritroso facendo il percorso inverso, cercando le compagnie che effettuano voli diretti a SVD, ne ho trovato uno da Toronto con Air Canada ma ovviamente non c’è tutti i giorni; dopo essermi accertata sul sito del governo canadese che potessi fare scalo sul loro territorio, ho cercato un volo Italia-Toronto.

La tecnologia odierna, bisogna ammetterlo, è fantastica, sul sito Canada Gov ho trovato un questionario in cui inserendo i dati del passaporto e le destinazioni di partenza e arrivo escono le informazioni sulla documentazione necessaria personalizzata, incluso un link per fare e pagare il visto direttamente on line, inserisco i dati della carta e dopo aver pagato 4 euro il mio eTa è arrivato sulla casella di posta elettronica.

Una volta risolta la parte voli, devo concentrarmi sul test Covid-19. Tra le procedure richieste per poter arrivare a Saint Vincent bisogna effettuare un test molecolare non oltre 5 giorni prima dell’atterraggio e naturalmente deve avere esito negativo. Il mio volo arriva di lunedì ma lascio la Sardegna il sabato precedente, non ho molto margine, considerando anche i tempi per avere il referto (48 ore). I test a pagamento si possono fare in diversi laboratori, ma non l’ RT-PCR, in Sardegna ne sono stati accreditati solamente due, uno ad Olbia ed uno in provincia di Cagliari. Chiamo immediatamente ma non danno informazioni telefoniche, vado sul sito e compilo il relativo form di prenotazione per essere richiamata, passa una settimana e non sento nessuno, vado di persona ma non ottengo riposte, alla fine prenoto ad Olbia, dove c’è la possibilità di scegliere data e fascia oraria, pagando (65 euro) esclusivamente on line si ottiene immediatamente la conferma dell’appuntamento.

A questo punto, procedo con il resto delle cose richieste dal governo di SVG:

  • prenotazione dei 5 giorni di soggiorno obbligatori presso una struttura da loro approvata
  • compilazione del Pre-Travel Form con annessa conferma hotel
  • prenotazione taxi autorizzato per il trasferimento in hotel

Sorpresa: un amico che si trova alle Grenadine mi avvisa che il governo ha cambiato le regole d’ingresso, il test deve essere fatto al massimo 3 e non più 5 giorni precedenti l’arrivo… help!! Pregando in cinese avviene il miracolo e riesco a fissare un test anche a Cagliari lo stesso giorno della partenza.

Questa l’agenda:

Venerdì 18 Dicembre ore 06.00 Cagliari-Olbia 3 ore e 20 minuti.  Attesa di 2 ore e mezza al Drive-in per il primo tampone molecolare. Olbia-Cagliari altre 3 ore e 20.  Miracolosamente alle ore 18.00  arriva via mail l’esito (negativo), ottimo servizio!

Sabato 19 Dicembre ore 10.00 secondo tampone molecolare. Ore 17.45 volo Cagliari-Roma, pernottamento presso un Bed & Breakfast a Fiumicino a pochi minuti dall’aeroporto.

Domenica 20 Dicembre ore 06.00 transfer in aeroporto, fila chilometrica e ben ditanziata al check-in Lufthansa per controllo documentazione. Ho ricevuto i complimenti della hostess per aver fornito tutti, ma proprio tutti i documenti richiesti, autocertificazioni, visto canadese, ricevuta bagagli in stiva, test negativo, travel form, etc etc. lei chiedeva ed io Taaac! da vera milanese, esibivo. Segue volo di circa due ore Roma-Francoforte, immancabile Pretzel in aeroporto. Mi connetto ad internet e rimango sbigottita dalla mail con il secondo referto (negativo), dai la sanità italiana non è messa poi così male. Alle 13.00 volo di 9 ore Francoforte-Toronto. Scalo in aeroporto di sole 18 ore, incluso tentativo di pernotto su scomodissime sedie, interrotto da brividi per temperature glaciali. Indossavo una canotta in cotone, un maglioncino, un pile, un piumino leggero ed un giubbino antivento ma non sono bastati, ho provato anche a coprirmi con il trapezio da kite, in effetti qualcosina ha fatto.

Lunedì 21 Dicembre sarei dovuta partire alle ore 09.15 ma con mia grande gioia scopro che c’è un ritardo di più di un’ora, il volo Toronto-St Vincent dura circa 5 ore. All’arrivo altra lunghissima coda ed estenuante attesa di quasi tre per controlli Covid ed Immigrazione, finalmente arriva il mio turno, mi fanno accomodare ad un bancone con 10 signorine completamente bardate che registrano i passeggeri in arrivo, prendono nota di dove alloggiano e danno istruzioni per la quarantena. Dato che di tamponi ne ho fatti due a me non lo fanno all’arrivo, ma verranno a farmelo a domicilio al quarto o quinto giorno e a seconda del risultato mi diranno cosa dovrò fare, se potrò terminare la quarantena in altro luogo, sempre monitorata, oppure restare qui, comunque per 14 giorni non potrò socializzare.

Prima ancora di aver prenotato il volo avevo scaricato l’elenco degli alloggi approvati per passare la quarantena, ho inviato almeno 15 mail per avere dei preventivi, tra tutte ho scelto un mini appartamento che è sicuramente più grande di una camera d’albergo ed inoltre ho la possibilità di mangiare all’ora che voglio. Nella lista ci sono anche resort lussuosi che si affacciano sul mare ed offrono 3 pasti giornalieri, da consumare esclusivamente in camera, ma se tanto sono confinata tra le mura, che senso ha essere in un posto figo sulla spiaggia?

Agli Skyblue Beach Apartaments ci sono diversi mini appartamenti composti da soggiorno con angolo cottura super attrezzato, camera da letto, bagno, wi-fi, tv, aria condizionata e pale sopra il letto, tutti hanno una verandina affacciata sul giardino. Alcuni giorni prima della partenza ho inviato la lista della spesa alla proprietaria che me l’ha fatta trovare in casa, insomma per ora mi sento proprio a mio agio. Ho da leggere, una valanga di film da vedere, ho addirittura scaricato un App che si chiama “addome”, ben 15 minuti di allenamento quotidiano, chissà che fisico a fine quarantena! 😉

Ma in tutto questo mi sono dimenticata di dire che ho affrontato ‘sto sbattimento perché ho ricevuto un invito a far parte dell’equipaggio di un fantastico catamarano.

Quindi se si vuole veramente una cosa, mettendosi d’impegno e seguendo con attenzione tutte le regole, la si ottiene.

I will keep you updated. Forse.

PS: sono stata molto indecisa se e quando pubblicare questo articolo, per ora l’ho scritto perchè mi piace mettere nero su bianco le mie avventure, e se lo state leggendo avrò deciso di condividerle. 😊

8 thoughts on “Azzardare un viaggio ai Caraibi durante la pandemia Covid-19

  1. Viviamo in un periodo di completa interruzione della vita normale. Complimenti per la tua tenacia nel perseguire il tuo obiettivo di viaggio nonostante gli ostacoli. Con impazienza aspetto il prossimo capitolo della tua avventura. Buon anno!

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