Volontariato in Marocco

Ai primi dell’anno ho contattato un’associazione Onlus per offrirmi come volontaria in un rifugio di cani e gatti randagi che ha sede in una zona non ben definita e alquanto deserta, poco all’interno dalla costa marocchina.
Sono partita a fine gennaio carica di energia e con le migliori intenzioni, ma ahimè, le aspettative ci fregano sempre, difatti la realtà non è quella che pensavo. Non tanto nel canile, di cui potevo immaginare la situazione critica, ma nella casa che ospita i volontari.
Ora segue una mera descrizione di ciò che ho visto e vissuto, che non vuol essere un giudizio, ma letteralmente la mia esperienza. Ci tengo a precisare che la gestione non è marocchina ma di alcune giovani ragazze europee/anglosassoni.

Atterro al tramonto e dopo circa un’ora di viaggio su un taxi sgangherato, che sfreccia tra il traffico, incurante delle precendenze e con l’autista intento a messaggiare sul telefonino, giungo miracolosamente salva alla residenza.
È già buio, non è molto illuminato, ma intravedo una palazzina di circa tre piani in tipico stile marocchino. Vengo accolta alla porta da un’altra volontaria, che mi fa entrare di corsa per non far scappare i cani in strada. Mi informano che in casa vivono cinque cani adottati dalle ragazze che gestiscono il rifugio, tre cuccioli che dovrebbero essere adottati a breve e circa sette gatti.
Al piano terra c’è un bagno, una camera da letto dei volontari (senza porta), una cucina a vista ed un soggiorno, anch’esso aperto, con un materasso rotto (presumo sia la cuccia dei cani), un tavolo e due panche per mangiare. L’odore in casa è agre.
Appoggio lo zaino per terra accanto al letto a castello che mi viene indicato, nella stanza ce ne sono quattro, ma non sono occupati da otto volontari, bensì solo cinque. Fortunatamente il mio posto é in alto, sui letti bassi ci sono alcuni cani, per questo mi suggeriscono di non lasciare mai nulla per terra perché ci fanno pipì ed i cuccioli mordicchiano tutto, soprattutto le scarpe.Mi guardo in giro, ci sono solo tre mobiletti già occupati, e carichi di cose varie, freesbee, sassi, avanzi di cibo, scarpe infangate, bottiglie e bicchieri… anche gli appendini a muro sono pieni, non so proprio dove appoggiare le mie cose e per ora le metto sul mio letto. Osservo sbalordita i materassi sprovvisti di lenzuola, appaiono macchiati di sangue, sporchi e bucati.Un pastore tedesco col naso che sanguina staziona con una ciotola di cibo su uno di essi, due o tre gatti raggiungono i posti in alto e dormono beatamente tra le lenzuola ed i vestiti di altri volontari.Prima di partire avevo domandato se fosse necessario portare il proprio lenzuolo (ne ho uno da viaggio fatto a sacco), ma mi han detto che c’era tutto ed io mi sono fidata. Il mio letto ha solo un piccolo lenzuolo (non ad angoli) appoggiato sul materasso, che non oso controllare, sopra c’è una coperta decisamente molto usata.
Mi chiamano per la cena proponendomi di fare una pasta, ma nel frigorifero non funzionante ci sono solo dei cetrioli e delle verdure fiappe a foglia larga a me sconosciute, una ragazza le cucina, insieme ad un bel po’ d’aglio e cipolle, e poi condisce la pasta aggiungendo anche delle uova strapazzate, ricetta alternativa.
Nel mobile in cucina c’è un gatto che dorme tra le confezioni di riso e spezie, dal cassetto delle posate ne spunta un altro, alcuni dopo cena passeggiano tra i fornelli ed il lavandino, leccando qua e là.
È ora di dormire, mi armo di coraggio e metto un pareo tra me e la coperta, una felpa sul cuscino; lo zaino, la borsa, il beauty etc in fondo ai piedi… non sono schizzinosa, però c’è un limite a tutto. Respiro profondo e via.
Durante la notte i cani abbaiano, litigano, giocano… Ed ovviamente cagano e pisciano in giro, la puzza giunge forte alle narici. La mattina il pavimento di tutta la casa è un campo di battaglia.
Solo un’altra volontaria sembra infastidita nel fare colazione tra le feci, gli altri si spostano tranquillamente facendo lo slalom tra le pipì, alcune coperte con la segatura altre no.
Mi mostrano il resto della palazzina, al piano sopra le due manager dormono in due stanze separate, su materassi per terra insieme a cani e gatti, la terrazza e le scale sono un cacatoio.
Giunge l’ora del mio turno al canile, che si trova al di là della strada, anche questa una palazzina di tre piani con annesso cortile e giardino suddivisi in diversi settori.
Ci sono circa centocinquanta cani e una ventina di gatti, alcuni animali sono malati, altri hanno subito amputazioni agli arti quindi stanno nelle varie stanze della villetta, ci sono dei copertoni di camion tagliati che fungono da cucce, ai cani sembra piacere stare a rotolino lì dentro, al riparo dalle cacche.Tutti, ma proprio tutti, i cani sono affettuosi con i volontari, appena entro nei recinti mi assalgono in cerca di coccole e carezze che non mi esimo dal donargli.
I turni sono di quattro ore per sei giorni la settimana, la mattina o il pomeriggio.
La prima cosa da fare è raccogliere le feci, io ci sono abituata, ho tre cani grandi e devo sempre ripulire il giardino, ma ahimè qui il suolo in parte fangoso in parte duro, di terra sconnessa e le cacche sono quasi tutte liquide, è praticamente impossibile raccattarle, soprattutto con le palette dal manico rosicchiato; i secchi in cui si devono depositare sono senza maniglia ed è scomodo sposarli, li devi prendere dal bordo che ovviamente è sporco ed essendo senza guanti, vi lascio immaginare come siano le mie dita. A volte capita di scostarsi i cappelli o grattarsi il naso senza pensarci… Bleah.
Dopo aver ripulito tutti i recinti, le scale, la terrazza e le stanze chiamate “infermeria”, bisogna fare alcune medicazioni, stendere il bucato, fare altre lavatrici, e dare la pappa a tutti, separandoli a gruppi di 10/12. Il processo dura almeno un’ora e mezza, con litigi vari di alcuni cani che non vanno d’accordo tra loro, con tono sicuro bisogna imporsi per farli calmare.
L’odore è forte, specialmente nelle stanze chiuse, in cui ci sono i cani malati, che si defecano addosso, la zona dei gatti poi è particolarmente puzzolente, il disordine regna sovrano, solamente al primo piano la cucina adibita a farmacia pare abbastanza pulita, ma quella al secondo ha pile di piatti sporchi nel lavandino, avanzi di cibo nelle pentole, gatti sdraiati ovunque, scarpe masticate, coperte ed asciugamani sporchi per terra, scatoloni, martelli, seghe appoggiati qua e là… Non c’è un senso logico a nulla.Una volta raccolte le cacche non è che non le rifacciano durante il turno, specialmente quelli con la diarrea, ma l’acqua scarseggia quindi non si lava per terra.
Finalmente arriva il momento di portarne alcuni a passeggio, due guinzagli a testa e via, fuori tra le colline per un’ora e mezza.Tutto questo lo ripeto per un paio di giorni ma la mia asma allergica è aumentata, e fondamentale non mi sento a mio agio quindi ho deciso di andare via. Mi spiace profondamente non mantenere la parola data, ma non riesco a vivere serenamente questa situazione, soprattutto in casa, ed ho preferito alloggiare in un paesino limitrofo e contribuire da qui andando qualche giorno al canile per portare i cani a passeggio.
Tutto questo mi ha fatto riflettere sul fatto che non bisogna fare qualcosa che ci fa stare male, altrimenti la si fa di malavoglia e non è sicuramente lo spirito del volontariato.
Sono volontaria da anni in diversi campi ed adoro i cani, ma in quella casa li stavo odiando e non è da me…
Troverò qualche altro modo per rendermi utile.
Non fraintendetemi, non sto assolutamente discutendo l’impegno per salvare gli animali e la buona fede delle ragazze che lavorano sodo per prendersene cura, però a vivere così io non c’è la faccio…

Ora vi saluto dalla terrazza di questo pulito e colorato Bed and Breakfast.