L’incomprensibile vita della Tour Leader

Rieccomi qui davanti alla tastiera. E’ il 23 giugno, sono rientrata dai Caraibi da quasi due mesi e non ho avuto un attimo di relax. Certo, avevo programmato di rientrare proprio per lavorare nei mesi più ricchi di eventi ed infatti sono stata accontentata.

WP_20150302_032

Ho lasciato l’isola di Grenada il 4 maggio, prima tappa Trinidad and Tobago, poi Miami, poi Oslo, poi un pernotto a Roma e finalmente il 6 maggio alle ore 20.00 sono atterrata a Cagliari.

Sul volo della Norwegian Airline, per farti sentire realmente in Norvegia (ma non d’estate, bensì nel mese di Dicembre) tengono per tutte le 9 ore di durata del viaggio, una temperatura costante di circa meno 20 gradi centigradi –  trattandosi di compagnia lowcost poi, anche le copertine sono a pagamento, ed io dotata di giacchino imbottito ho pensato bene di farne a meno, ma le gambe ed i piedi mi si sono paralizzati dal gelo.

Da vera stacanovista milanese, pur essendo distrutta da un viaggio della speranza durato tre giorni e ancora sballata dal fuso orario, dopo un solo giorno dal rientro,  inizio il mio primo evento.

La location non dista molto da casa, chessaramai! Bene, inizio col botto e comincio a lavorare le consuete 17/18 ore giornaliere. Terminata questa convention, nel mio unico giorno libero disfo e rifaccio la valigia, per passare immediatamente all’evento successivo. E cosa mi succede? Mi viene il fuoco di Sant’Antonio. Classica malattia causata da abbassamento delle difese immunitarie, stress e stanchezza. Un dolore allucinante s’irradia dalla schiena alla pancia. Amici e parenti mi suggeriscono di stare a casa. Ma col mio lavoro è impossibile, una volta data la disponibilità, ma soprattutto iniziato l’evento è impensabile mollare tutti… diciamo, nella cacca… e nello stesso tempo mi secca perdere il compenso, quindi stringo i denti e tiro avanti. Miracolosamente, imbottita di pappa reale, propoli e vitamine dalla A alla Z, mi ripiglio e proseguo col mio girovagare.

Alterno i resort più belli della Sardegna: il Chia Laguna, il Forte Village, il Tanka Village, ed ancora il Forte. Un paio di giorni a fare transfer in aeroporto, poi parto per Dubrovnik; una giornatina di congresso medico nel modernissimo T-Hotel, e l’immancabile lavatrice per cambio valigia, perchè tra due giorni sarò di nuovo su un aereo diretto a Cambridge.

Tra vecchie colleghe diventate ormai amiche e nuove che lo diventeranno a fine evento, ci destreggiamo tra medici, gommisti, promotori finanziari, forza vendite di marchi internazionali ed ospiti famosi…

Ti ritrovi a dormire con delle sconosciute, a ridere all’una di notte per non piangere dalla stanchezza, ad ordinare pizze perchè il menù della cena di Gala è immangiabile, a scoprire amicizie in comune durante le veloci chiacchiere tra un arrivo e una partenza…

Dietro alle foto che pubblico c’è tutto questo. E non offendetevi quando dico che sono a Milano o a Roma per lavoro ma non ho tempo nemmeno per un caffè, perchè le giornate delle Tour Leader sono realmente super intense, lunghissime, stancanti…. ma come potete vedere, quando si trovano le compagne di lavoro giuste, il sorriso non manca!

Le parole che seguono le ha scritte una mia cara amica… con cui penso di aver lavorato un paio di volte al massimo, ma con cui è nata una grande intesa. Forse solo noi TL capiamo come si possa diventare amiche in un batter d’occhio, quando in un evento ti racconti a spizzichi e bocconi ma riesce comunque a nascere un feeling che va al di là del tempo reale.

 

To be Tour Leader di Roberta Franciosi

Nell’immaginario comune essere Tour Leader significa belle ragazze pagate per stare in vacanza.

Ora vi racconto cosa vuol dire vestire i panni di una Tour Leader.

Essere Tour Leader vuol dire che dal momento in cui chiudi la porta di casa non sai più quando vedrai un pasto caldo, decente e un letto.

Essere Tour Leader vuol dire che 24 ore al giorno i clienti possono e si sentono autorizzati a chiamarti non solo per le emergenze ma per qualunque cosa o capriccio vogliano soddisfare.

Essere Tour Leader vuol dire ripetere pazientemente anche per 100 volte le stesse informazioni agli ospiti perché in fila o in massa davanti al desk non ascoltano finché non è il loro turno per chiedere esattamente la stessa informazione.

Essere Tour leader vuol dire fare a piedi km e spesso rimanere in piedi per ore con scarpe scomode che feriscono i piedi magari in gonnella con anche l’ansia che si smagli una calza.

Essere Tour Leader vuol dire avere la capacità di lavarsi, cambiarsi, vestirsi, truccarsi in un battito di ciglia ed essere costantemente carine, sorridenti, educate e sul pezzo anche quando gli ospiti rispondono male e sono maleducati.

Essere Tour Leader vuol dire passare ore in piedi o seduti spesso in tarda sera o notte fonda a fare i famosi assemblaggi che noi chiamiamo le cineserie per preparare gadget, cartelline, o qualunque altra cosa il cliente voglia far trovare suoi ospiti al check-in , al check-out, in sala meeting, in camera o ovunque lo desideri.

Essere Tour Leader vuol dire controllare, incrociare, spuntare per ore liste, rooming, flight; pregando che tornino i conti e che tutti siano presenti senza dimenticarsi qualcuno in giro.

Essere Tour Leader vuol dire anche riportare, allineare e tenere tranquilli gli account che spesso sono in agitazione e mettono agitazione. Loro che sono sempre sul pezzo più di te perché hanno costruito e confezionato il viaggio nei minimi dettagli e non possono permettersi sbavature ed errori con il loro cliente che è sempre pronto a cercare il pelo nell’uovo.

Essere Tour Leader vuol dire cercare di mediare sempre tra agenzia, clienti, hotel, ristoranti, in modo che tutti vada via liscio e coordinato come un direttore d’orchestra con i suoi orchestranti.

Essere Tour Leader vuol dire trasformarsi in modo camaleontico e repentino in consulenti, babysitter, ottime ascoltatrici, psicologhe a seconda del cliente e delle sue richieste.

Perché dietro a ogni Tour Leader ci sono esseri umani spesso donne con sentimenti, debolezze, figli a casa, una vita e un vissuto e che danno del loro meglio al meglio delle loro capacità.

Quindi cari amici, parenti, fidanzati, mariti e figli non fermatevi a giudicare le nostre vite dalle foto di splendidi tramonti o di posti favolosi dove possiamo trovarci a lavorare ma che in realtà spesso e volentieri intravediamo delle finestre della reception o di una sala meeting.

Perché essere Tour Leader vuol dire anche far sognare chi non è con noi e sì anche a far venire un po’ di invidia a chi sta a casa.

Perché essere Tour Leader non è un titolo di lavoro; è uno stile di vita, è un modo di essere.

Perché un gruppo di Tour Leader ha il potere e la forza di far andare un viaggio da dio pur mancando di organizzazione alla base.

Perché un gruppo di Tour Leader quando si coalizza si aiuta, si sostiene fino alla fine senza mollare.

Perché essere Tour Leader senior vuol dire insegnare alle junior che questa vita è anche sacrificio e la tecnica non è sufficiente.

Perché nei gruppi di Tour Leader si creano e nascono le migliori amicizie che si rinnovano e si solidificano ogni volta che ci si trova ad affrontare una nuova sfida. Perché essere Tour Leader è questo e molto più.

 

 

 

Advertisements