Questi due mesi di viaggio sono stati molto intesi, un ottovolante di emozioni e sentimenti.
Ho provato rabbia, disgusto, gioia, delusione, immensa felicità, confusione, ho pianto, ho riso e ho cercato di meditare per ritrovare il mio equilibrio, ma avrei lanciato il telefono in mare… quelle vocine soavi e fastidiose che accompagnano le meditazioni guidate mi fan venire i nervi.
La situazione costante che ha accompagnato questo viaggio è stata l’attesa. L’attesa di andare da qualche altra parte, l’attesa della prossima tappa. Non riuscivo a godere del “qui ed ora”, c’era sempre un qualcosa più avanti a cui mirare. Lo so, non bisognerebbe vivere così, forse avevo bisogno di questa lezione di vita. Avevo bisogno di sperimentare anche la pazienza, io, che sono estremamente impaziente ed impulsiva, io, che desidero tutto e subito. La mia mamma mi diceva sempre quando ero ancora bambina “Stefania, ti scotta la terra sotto ai piedi?!”


Aveva ragione vivo in costante movimento.
Per me questo blog è uno sfogo, un modo per liberare la mente e lasciare andare i miei pensieri nell’etere, non sono certamente alla ricerca di follower o like, racconto solamente il quotidiano dei mie viaggi, con i pro e i contro del viaggiare in solitaria.
Di seguito le cose che ho scritto un mesetto fa. Ma la vita cambia, è come un fiume e non sai mai cosa ti aspetta nella prossima ansa.
Ai primi di gennaio ho risposto ad un annuncio di ricerca personale ed eccomi qui a bordo di un bellissimo catamarano sull’isola di Exuma. Ero stata alle Bahamas nel 1987, ma solo a Nassau, a quei tempi, quasi ventunenne lavoravo a Disney World in Florida ed ero venuta a passare i miei giorni liberi su queste splendide isole. Ma sono così tante che non basterebbe una stagione per vederle tutte.
Siamo all’ancora di fronte alla cittadina di Georgetown, tutt’intorno è meraviglioso, il colore dell’acqua è turchese, in questi giorni c’è vento forte, con raffiche che toccano i 60 km/h, il cielo da blu inteso ogni tanto si riempie di nuvoloni bianchi che sembrano panna montata e in pochi minuti vien giù un violento acquazzone, per poi ritornare tutto calmo.






Ieri notte riflettevo su questa cosa:
“imbarcarsi è come iniziare una convivenza con uno sconosciuto”.
Si fanno colazione, pranzo e cena insieme, lo spazio a bordo, seppur su barche grandi, è ristretto, l’unico momento di privacy è la notte quando ci si ritira nelle proprie cabine. Se non si è in navigazione le giornate sono lunghissime e a volte ci sono dei momenti di imbarazzo.
Non sto lavorando ma aiutando a gestire la barca in cambio di vitto ed alloggio, non ho dei compiti veri e propri, ma dato che sono una persona estremamente ordinata ho cominciato a riorganizzare e pulire gli armadietti della cucina, in questo modo capisco cosa c’è a bordo sia come attrezzature che come scorte alimentari, così da sapermi regolare al momento di fare la spesa.
Il capitano è anche l’armatore, a lui piace cucinare e a me lavare i piatti, sono stata fortunata!
Bisogna essere estremamente flessibili e adattarsi ai ritmi delle altre persone.
Difatti sono passate un paio di settimane e qualcosa è andato storto, si è rotta l’armonia, il primo catamarano ha preso la rotta verso nord ed io quella verso sud.
Mi sono spostata di poco, ma a sufficienza per ammirare un altro angolo di Exuma, esattamente il Moriah Harbor Cay National Park.
Qui il colore del mare è incredibilememte ancora più bello, di un turchese chiaro ma con mille sfumature. La spiaggia di sabbia bianca finissima è praticamente incontaminata, dato che nella baia ci sono solo tre barche oltre a noi.
Noi, ovvero il capitano Matt, l’amorevole Marcia e Molly, quest’ultima una bellissima cagnolona di razza Golden Retriver, che aggiunge un prezioso contributo a bordo.
Li ho conosciuti in un locale e mi hanno invitata a navigare insieme a loro, di questo ne sono veramente grata perché sul catamarano Liz mi sono sentita a casa, ho potuto rilassarmi e confidarmi, mi sono resa conto che avevo estremamente bisogno di una figura femminile. Marcia è stata una grande amica, un’ascoltatrice che ha condiviso le mie ansie passeggere davanti ad un bicchiere di vino e a vari magnifici tramonti. Matt, un uomo tranquillo e riservato, una sorta di nerd esperto di tecnologie con cui ho scambiato diverse chiacchere.








Dopo aver esplorato anche l’isola di Lee Stocking, aver visto razze, delfini e tartarughe, aver fatto snorkeling, giocato in mare con Molly e qualche pagaiata sul SUP è giunto il momento di tornare a casa.
Ora sono all’aeroporto di Miami in attesa del volo per Madrid, Roma e poi Cagliari. Come al solito il viaggio sarà lungo, ma per ristorarmi immediatamente il mio bimbo ha già organizzato la serata pizza, che dopo due mesi all’estero è la prima cosa che voglio mangiare rientrata in Italia.







