Finalmente sono riuscita provare gli alloggi nelle capsule aeroportuali. In Italia sono poche e care (costano sui 90€, qui 48€), inoltre all’aeroporto di Bergamo le volte che ho provato a prenotare non c’era mai disponibilità.
Sono l’ideale quando si arriva in aeroporto la sera e bisogna attendere la coincidenza la mattina seguente, ma alcune persone le usano anche di giorno per riposare tra un volo e l’altro, pagando la tariffa oraria.
Io sono atterrata a Città del Messico alle 20.00 ed il volo che dovevo prendere era alle 7.00, quindi calcolando che bisogna essere al check in due ore prima, non valeva la pena andare in un hotel fuori dall’aeroporto e se ci aggiungi il costo del taxi ed il tempo del tragitto, rimanere in aeroporto ha tutta la sua convenienza.
Dopo aver cenato ero pronta per andare a dormire, così felice di restare all’interno del Terminal, ma una volta entrata, l’eccitazione mi ha fatto passare il sonno. Mi sono sentita come quando da piccola giocavo nella mia mini casetta.
Alla reception mi hanno dato una chiave magnetica che serve per aprire sia la mia capsula “spaziale” che l’armadietto negli spogliatoi, dove ci sono anche lavandini, toilette e docce con pre cabina per appoggiare i vestiti, dispenser di shampoo e bagno schiuma.





Mi hanno spiegato che è obbligatorio lasciare le scarpe negli spogliatoi e per questo motivo mi hanno dato una confezione di calzini nuovi, con cui percorre i corridoi che danno accesso alle capsule. Ovviamenete bisogna stare in silenzio, è vietato fare e ricevere telefonate, esclusivamente in cuffia si possono ascoltare musica e guardare la tv che c’è all’interno della capsula. In dotazione ci sono anche una bottiglietta d’acqua, disinfettante e tappi per le orecchie, che ho usato perché sentivo qualcuno russare, grr. Dagli spogliatoi, divisi tra uomini e donne, si percorre un corridoio che conduce a tre porte, ogni porta dà accesso ad una stanza lunga e stretta quasi completamente buia, solamente da un lato ci sono le file di capsule, una decina sotto e una decina sopra, dei monitor blu indicano il numero della capsula e altri simboli illuminati segnalano se al momento è vuota oppure no, sembrava un po’ di essere in un film di fantascienza dove ci sono questi involucri pieni di corpi che producono energia o che vengono tenuti in vita per poi essere risvegliati nel futuro. In silenzio faccio il video e giungo alla mia, che è l’ultima in alto, passo la chiave elettronica su un simbolino che sblocca la porta, salgo i tre gradini cercando di non sbattere contro la cabina sottostante ma mi si incastra la borsa. Entrò tutta contenta, inizio ad esplorare e faccio cadere un tavolino a ribaltina, in quel momento mi rendo conto che sono fatte in plastica piuttosto leggera e che se dai una gomitata alla parete svegli quello affianco. Pensavo che fossero fatte di metallo, non dico quello usato per lo Space Shuttle, ma comunque qualcosa di più rigido e resistente. Dopo aver provato tutte le luci, giocato con tutti i bottoncini, rischiando di schiacciare anche il tasto emergenza per chiamare la reception, mi metto a dormire. Il materasso è comodo, il cuscino è in memory foam, il piumone bello morbido ed il lenzuolo a sacco profumato, il lenzuolo sotto invece è usa e getta. Alla fine non ho dormito un cavolo, mi sono svegliata quasi ogni ora per la solita ansia di perdere il volo, anche se mi avevano chiesto a che ora volessi essere svegliata.
Comunque mi è piaciuto tantissimo stare sola nella mia cuccettina da astronauta.
Esperienza da ripetere!
Saluti dallo spazio dalla vostra Stefania Cristoforetti.
