30 dicembre 2022
Eravamo rimasti che stavo rientrando a La Paz e speravo di farmi una bella doccia calda ma, niente da fare, quella sera in hotel NON c’era acqua, è una maledizione. Ne ho fatta una tiepidina e mi sono letteralmente congelata perché la finestra del bagno aveva la retina invece del vetro. Vabbè, son ricordi ormai.
La mattina seguente sono andata alla Marina Cortez per imbarcarmi su un Hunter di 45 piedi battente bandiera americana, il Capitano (stavolta non è hippy, anzi sembra molto precisino) l’ho conosciuto sempre su un sito di ricerca personale marittimo (Crewbay), ma stavolta l’ho incontrato un paio di volte al bar prima di accettare l’invito. Lui ed il nipote (quarantenne) sono in navigazione da un mesetto, hanno portato la barca da San Diego e prevedono di navigare su queste coste scendendo verso Mazatlan o Puerto Vallarta fino a marzo. Mi hanno invitata a passare alcuni giorni con loro, la rotta prevede la riserva marina protetta dove ci sono le isole di San Francisco, San Josè ed Espiritu Santo. Si spera di incontrare anche le balene grigie, tipiche di queste acque.

Oh, stavo per dimenticare la cosa più importante, il componente dell’equipaggio che mi ha convinta a salire a bordo: Coco! Una barboncina bianca di 10 anni, una provetta marinaia dotata di scarpette antiscivolo che riconosce il comando “Pronti a virare?” e si sposta dal lato giusto. E’ favolosa, tutta da coccolare, sembra una pecorella e non ho fatto altro che farle foto e carezze.






Nel pomeriggio andiamo a comprare le provviste, tra cui gli ingredienti per fare le lasagne, il tutto è nato dal seguente quid pro quo. Allora, io penso di parlare abbastanza bene l’inglese, ma ad un certo punto al supermercato il capitano mi chiede “Cosa vuoi comprare?” ed io rispondo tentando di fare una lista tipo “Onions…(cipolle)” non faccio in tempo a proseguire che lui dice con tono pieno di gioia “Oh my god, are you going to make Lasagne?! Awesome!” Ma come si fa a confondere la parola onions con lasagne? Ormai il danno è fatto ed ho risposto “Certo! Per Natale”. E così inizia la ricerca degli ingredienti, lasagne italiane trovate, salsa idem, mozzarella… ehm una specie, già a striscioline per la pizza, la besciamella non c’è quindi cerco su internet cosa occorre per farla e compro tutto l’occorrente. Ho dimenticato la noce moscata, userò poi un mix per carni alla brace per insaporire la besciamella, non si è accorto nessuno della differenza.
Prima serata a bordo e già mi cimento in una pasta difficilissima: sugo tonno e olive. Tutti a nanna presto perché l’idea è di salpare alle 4,30. Ci alziamo ed dopo un caffè siamo pronti a lasciare gli ormeggi, la marea sta salendo, la corrente è molto forte, ovviamente è ancora buio, appena la barca si trova nel mezzo della marina viene spinta da un lato, tutto succede molto in fretta, a quanto ho capito io, durante una manovra in retromarcia il timone prende uno strattone e si incastra nella chiglia, facendo forza si rompe una leva, la barca è fuori controllo, sballottiamo di qua e di là, tentando di rientrare in banchina scarrocciamo a dritta e andiamo a sbattere contro uno yacht da 5 milioni di dollari, io cerco di attutire il colpo opponendo resistenza con le mie braccia, ma la mia forza è pari a zero, l’imbarcazione a motore è molo più alta di noi, fortunatamente la canoa appesa fuori fa da parabordo e limita i danni, accorrono alcuni ormeggiatori e ci bloccano all’inglese dal lato sinistro. Silenzio. I momenti concitati sono passati, respiriamo e cerchiamo di riprendere fiato. Io sono in imbarazzo, non li conosco e non so che dire, mi sento di troppo, immagino che non sia facile gestire questa situazione, il Capitano ha mantenuto la calma, nessuno ha urlato, se non per chiamare aiuto. A bordo c’ero solo io, il nipote era rimasto in banchina dopo aver mollato gli ormeggi perché siamo stati trascinati al largo e non ha fatto in tempo a risaltare su. Si fa giorno e controllando lo yacht notiamo che c’è solo un piccolo graffietto fatto dal bordo del barbecue, il resto sono segni che vengono via con una passata di straccio. Il problema ora è capire se si riesce a riparare il pezzo prima della chiusura natalizia. Alle 9.00 avevano già smontato la parte del timone guasta e portata da un fabbro, alle 11.00 è arrivato un sommozzatore per andare a disincagliare il timone incastrato, nel pomeriggio hanno rimontato tutto e siamo andati a mangiare degli ottimi fish tacos e a berci una meritata birra. La mattina seguente siamo salpati quando la marea era già alta e non mentre entrava in marina, con scioltezza abbiamo passato il canale di La Paz e ci siamo diretti verso la piccola Isla San Francisco nel Mar di Cortez, in realtà ai messicani non piace chiamarlo così, visto che il Signor Cortez ha sterminato il popolo Atzeco nel sedicesimo secolo, preferiscono chiamarlo Golfo della California.
Verso le 17,30 dopo circa 6 ore di navigazione con vento di bolina e onde di traverso siamo arrivati nella splendida baia dell’isola di San Francisco o Francisquito, grande meno di 4 km quadrati. Giusto in tempo per goderci uno spettacolare tramonto. Nella baia ci sono solo quattro barche a vela, ahimè il giorno dopo ci svegliamo con due enormi yacht alle spalle, ma grazie al cielo non possono avvicinarsi troppo alla riva data la profondità dei loro scafi. Prendiamo il gommone e andiamo ad ispezionare l’isola, non avevo mai visto motori elettrici per gommoni, sono una cosa fantastica, vanno un po’ piano ma sono silenziosissimi, super adatti per queste isole deserte dove non si sente volare una mosca, anzi no si sentono i generatori dei due maledetti barconi.
Devo dire che ci sono tante cose qui in Baja California che mi ricordano la Sardegna, così è stato per il lato nascosto di quest’isola, appena oltrepassato una salina ci siamo ritrovati dal lato sopravento, dove le rocce rosse e verdi a precipizio sul mare mosso mi hanno ricordato la costa iglesiente e soprattutto la strada per Masua. Il giorno di Natale siamo saliti in cima ad uno dei due promontori che dominano la baia, il vento soffiava talmente forte che mi faceva tremare le mani durante le riprese video, le pietre sdrucciolevoli e la stretta mulattiera mi han convinto a mettere da parte telefono e macchina fotografica fino alla cima, da cui abbiamo ammirato un panorama spettacolare di tutta l’intera baia color turchese. Rientrati in barca mi sono messa all’opera per preparare le Onions, ah no le mitiche Lasagne!! Mentre cuocevo il ragù mi è sorto un dubbio, ma ci sarà una teglia da forno a bordo? La risposta è stata no. Per fortuna c’era abbastanza carta stagnola per costruirne una di fortuna. Ha retto abbastanza, anche se ogni tanto si sentiva uno sfriccichio nel forno quando colava del liquido dai bordi. Son venuti ben 7 strati di pasta, belli farciti e spazzolati in una serata, ed io che speravo di avere avanzi anche per Santo Stefano.










Nei giorni a seguire ci siamo spostati in varie calette dell’Isola di San Josè, che con l’alta marea è tagliata in due da un fiume che passa tra le mangrovie, dopo aver veleggiato in compagnia di quattro delfini giocherelloni che si divertivano a passare a destra e a sinistra della prua e a gareggiare con noi, abbiamo buttato l’ancora nella parte a sud dell’isola, finalmente il vento è calato e la temperatura si è alzata, di corsa ho lanciato la felpa e ho fatto un bagno tra le tartarughe marine e con l’occasione ho pulito un po’ la chiglia. Di balene purtroppo nemmeno l’ombra. Sigh.









Nel rientrare verso La Paz abbiamo costeggiato l’isola di Espiritu Santo, non c’era in programma di fermarci, ma dato che il vento non era a favore ho convinto il comandante a fare una tappa e a proseguire la mattina dopo di buon’ora. Per fortuna mi ha ascoltata perché il posto è stupendo. In realtà ci siamo fermati tra Isla Partida e Isla Espiritu Santu, che sembrano attaccate da una piccola striscia di terra, da un lato sabbiosa e dall’altro formata da una grande barriera di grosse pietre rosse. Bellissimi i contrasti con il verde del mare, il blu del cielo, quella sera arricchito da nuvolette bianche. Nella baia l’acqua è bassissima, si fa fatica ad arrivare a terra col gommone, il fondale è pieno di ricci, alcune razze e tanti pesci palla che ho visto anche morti sulla battigia, occhio a pestarli perché sono mortalmente velenosi.








La mia esperienza sul SV (Sailing Vessel) Charlotte Ann è giunta al termine, il 29 dicembre mattina siamo rientrati alla marina di La Paz, loro restano almeno una settimana, in attesa di ricevere un pezzo del desalinizzatore, per poi proseguire verso sud, io invece sono corsa al terminal per prendere un bus che in 5 ore e mezza mi ha portata a Loreto. Sto scrivendo dalla scrivania di un fantastico monolocale molto curato, arredato in modo perfetto, cucina e bagno in microcemento, bellissimi pavimenti, con terrazzino che affaccia ad ovest ed offre un bellissimo tramonto, ma soprattutto situato nel centro storico e con una doccia bollente! Da non credere, io che faccio sempre docce quasi fredde, mai e poi mai avrei pensato di sentirne tutta sta necessità in Messico.








Loreto è un piccolo paesino nato da una missione cristiana del diciassettesimo secolo, oggi ho fatto un bel giro in centro, beh, non è che ci si metta molto perché è praticamente una via che dalla Chiesa della Mission de Nuestra Senora de Loreto porta al lungomare. Andando a pranzo in un ristorantino per locals, ho incontrato una famiglia che avevo conosciuto sull’isola di San Francisco, lui canadese, lei giapponese con una bellissima bimba di nome Sakura, hanno iniziato da poco la loro vita in barca ed abbiamo condiviso racconti di viaggio, fa sempre piacere conversare con persone assetate di cultura ed di avventura ed auguro loro di completare il giro del mondo passando anche dalle coste italiane.
Ora vado a rifare lo zaino perché domani riparto. Vado ancora un po’ più a nord, al largo della baia del Coyote mi aspetta il mio amico Randy su un’altra barca.
Nel frattempo BUON ANNO!!